music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

david_ahlen_selahDAVID ÅHLÉN – Selah
(Volkoren, 2015)

L’evocazione della trascendenza non rappresenta un vezzo estetico per David Åhlén, bensì un dato profondamente radicato nella sua biografia personale, prima ancora che artistica. Figlio di un pastore battista e di fatto cresciuto a diretto contatto con la religione, l’artista svedese ha esordito con una raccolta di salmi arrangiati con il suo picking minimale (“We Sprout In Thy Soil”, 2009), mantenendo in seguito un affine approccio ascetico e solitario nelle poche altre occasioni nelle quali ha inteso condividere con il mondo esterno le proprie canzoni, scritte e registrate nella comunità monastica di Stenkumla, dove da qualche tempo si è trasferito con la sua famiglia.

Da lì ha tratto le mosse “Selah”, secondo album di Åhlén, originariamente pubblicato nel 2013 e adesso ristampato, con l’aggiunta di due bonus track, dall’etichetta olandese Volkoren, quasi in contemporanea con la pubblicazione dello splendido debutto della connazionale Sara Forslund, al quale Åhlén ha collaborato nella scrittura e nell’arrangiamento.

Al di là delle due nuove tracce, se possibile ancor più essenziali e umbratili del resto del lavoro, l’occasione è buona per (ri)scoprire il carattere di un artista singolare, dal picking cristallino e dallo spiccato lirismo vocale, che muove corde profonde attingendo ai classici dello spleen cantautorale quali Drake e, soprattutto, Buckley. Il tono vagamente laudatorio dei personalissimi inni di Åhlén si associa in “Selah” a tematiche introspettive e “profane”, come se le sue canzoni fossero una sorta di confessione in musica, un modo per guardarsi dentro e raccontarsi a chi con lui condivida la pazienza e la pratica meditativa.

Spogliate fino all’osso – anche dalla latente enfasi confessionale del debutto – le canzoni di “Selah” trasudano di naturale misticismo e di un pathos pacato che è fin troppo facile associare agli ampi spazi in penombra e alle pareti di pietra di un’antica abbazia romanica. È lì che le note e le parole di David Åhlén trovano il contesto migliore per risuonare, oltre che nel cuore di chi voglia trovare mezz’ora per fermarsi ad ascoltare la magia, al tempo stesso sacra e profana, di canzoni la cui trascendenza passa innanzitutto dalla ricerca di una pace interiore, anche attraverso la spiritualità di armonie semplici ed evocative.

http://davidahlen.se/

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Questa voce è stata pubblicata il 15 agosto 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , .
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