music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

brideshead_never_grow_upBRIDESHEAD – Never Grow Up
(Shelflife / Dufflecoat, 2015)

Benché siano trascorsi ben sedici anni dal loro ultimo album, i tedeschi Brideshead non subiscono affatto il trascorrere del tempo, come del resto accade alla formula del loro pop solare e sbarazzino. Il concetto, del resto, è estremamente chiaro ai cinque ragazzi un po’ cresciuti di Wiesbaden, piccolo culto indie-pop della fine degli anni Novanta, che intitolano in maniera emblematica “Never Grow Up” il disco che segna il loro ritorno sulla lunga distanza e che, oltre a otto canzoni inedite, raccoglie i quattro brani dell’Ep 10” “Comeback” (2010) e il singolo “The Mermaid”, pubblicato lo scorso anno in vinile 7”.

Fin dai formati prescelti, pare che davvero il tempo non sia passato per i Brideshead, così come in generale per quel linguaggio pop che affondava le proprie radici nell’agrodolce malinconia di chitarrine jangly e tastiere sfumate, oltre che in armonie scorrevoli, dall’eleganza vagamente decadente. La band tedesca non si cura affatto di nascondere le proprie radici, oggi attuali come non mai: non a caso, l’album si apre con una “The Class Of 86” che suona quasi come una dichiarazione d’appartenenza, in diretta discendenza dal movimento C-86, con le sue melodie zuccherose, il lirismo decadente e il testo nel quale la biografia di ogni estimatore dell’indie-pop che si rispetti potrebbe rispecchiarsi. Lo stesso dicasi per lo scatenato singolo “At 45 rpm”, vivisezione di un amore vissuto alla velocità dei giri di un singolo in vinile, che non ci si stancherebbe mai di tornare a suonare.

La galleria dei quattordici brani, unitariamente considerata, presenta tutte le vivide sfumature di un pop dal gusto piacevolmente retrò, fatto di melodie immediate e arrangiamenti dinamici, estremamente efficaci nel pennellare bozzetti dalle inevitabili reminiscenze della Sarah Records, conditi da accenti twee dal sapore tipicamente nordico. Non c’è proprio di che annoiarsi tra i solchi di “Never Grow Up”, lungo i quali sono racchiuse tutti i registri possibili di un pop cristallino, che si riveste a tratti di robuste strutture chitarristiche (“The Mermaid”, “If I Sing For You”) e dispensa carezze armoniche soffuse (“Love In June”, “Love & Happiness”), restando tuttavia mirabilmente in equilibrio tra il sorriso dei tiepidi raggi di sole di un’estate nordica e la malinconia di nubi che passano veloci, mutevoli come i motivi dell’animo e quelli atmosferici (“The Loneliest Boy In The World”, “Weather Report”).

A non mutare, per fortuna, è lo spirito dei Brideshead, ancora alimentato dal “sacro fuoco” di un’attitudine alla scrittura melodica che non conosce stagione né età; perché in fondo l’indie-pop è soprattutto una condizione dello spirito, e “Never Grow Up” la descrive alla perfezione.

https://www.facebook.com/brideshead.band

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Questa voce è stata pubblicata il 11 settembre 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , , .
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