music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

tullia_benedicta_anterosTULLIA BENEDICTA – Anteros
(Second Language, 2015)

Una guida artistica che si trasforma in mentore, una musicista-fan che incontrandola imprime una svolta alla propria vita personale e creativa: questa, in breve, è la storia di “Anteros”, primo lavoro solista di Tullia Benedicta d’Aquino Canestraro, cantautrice e produttrice originaria di Ravenna e ora residente a Londra, dopo una breve esperienza tra post-rock e shoegaze nei Grace.

Tutto nasce da un incontro con Glen Johnson, al termine di un concerto italiano dei suoi Piano Magic, band della quale Tullia era grande estimatrice; dopo lo scioglimento dei Grace, nel 2013, Tullia si trasferisce a Londra, dove proprio con l’aiuto di Glen Johnson e di altri musicisti della band, Frank Alba e Jerome Tcherneyan, realizza le tracce raccolte in “Anteros”, album che per titolo (il dio dell’amore corrisposto), temi e atmosfere unisce temi sensuali ad ambientazioni elettroniche semplici e spettrali.
Questi ultimi elementi stabiliscono il forte legame dell’artista italiana con tutto quanto, negli anni, è ruotato intorno a Glen Johnson, sviluppandone con passionalità tutta femminile il lato più oscuro, quello rivolto agli istinti sotterranei della natura umana e, da un punto di vista stilistico, affascinato dai caratteri più rigorosi della musica sintetica degli anni Ottanta.

Non vi è, comunque, alcuna nostalgia revivalista nei brani di “Anteros”, interamente creati utilizzando un laptop e un controller midi, né tanto meno effimera sfrenatezza edonista, nonostante testi che indugiano su una fisicità esplicita, interpretata in tutta la sua naturale istintività.
Le ricorrenti tematiche sessuali – e persino i campionamenti di video porno – presenti nel lavoro non appaiono affatto sterili provocazioni, bensì diventano funzionali a creare atmosfere torbide, nelle quali paura e desiderio, piacere e peccato si confondono tra gli stimoli suscitati dagli impulsi sintetici e dalla suadente decisione delle interpretazioni di Tullia Benedicta.

Da tali interazioni prendono forma brani dall’ambience austera, plasmati dal ghiaccio bollente di synth che scandiscono i tempi di declamazioni marziali (“Blind”), sinuosi sussurri armonici dal tono dominante (“Beats Or Silence” e “Edge Of Life”, tra l’altro i brani più vicini ai Piano Magic) e anche canzoni che rivelano un’attitudine fondamentalmente pop, in una linea che va dai New Order a James Blake, passando per l’immancabile Björk (“Signs”, “Devotion”). Questi ultimi appaiono gli episodi più completi e compiuti del lavoro, rivelando le doti di Tullia Benedicta, non semplice sound-designer ma anche cantautrice dalla penna affilata e dalla sensibilità melodica, la stessa che, prima del remix danzante di “Beats Or Silence” da parte di Jerome Tcherneyan, affiora nella notturna ballata di quasi solo pianoforte “Rain”, che ne rivela l’intensa eleganza interpretativa.

Spoglio, tagliente e carnale ben oltre il contenuto tematico, “Anteros” è il complesso distillato di un’affinità espressiva che nasce da un incontro casuale, ma soprattutto il frutto della creatività a tutto tondo di un’artista in grado di stimolare una pluralità di sensi, in una graffiante sinestesia percettiva.

http://www.tulliabenedicta.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 17 settembre 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , .
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