music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

in_gowan_ring_the_serpent_and_the_doveIN GOWAN RING – The Serpent And The Dove
(Les Disques Du 7ème Ciel, 2015)

Benché l’enigmatico Bobin Eirth, alias B’eirth o B’ee, non abbia mai interrotto la sua attività di cantore folk nell’ombra (e dell’ombra), era da ben tredici anni che non pubblicava un album vero e proprio sotto il nome In Gowan Ring. Nel frattempo, una lunga serie di collaborazioni e uscite sotterranee, oltre alla parallela attività di Birch Book, ne ha mantenuto vivo il culto suscitato dalla particolarità del personaggio e della sua proposta, radicata nella psichedelia degli anni ’60 e al tempo stesso venata di un misticismo dalle oscure sfumature neo-folk.

Richiami ancestrali e moderna riscoperta di risalenti linguaggi folk tornano dunque a convivere nelle otto tracce di “The Serpent And The Dove”, ispirate dall’idea di un viaggio visionario in una sorta di paradiso terrestre, coltivato sui fertili campi dell’immaginazione e popolato da svariate creature. Sono sufficienti i poco più di tre minuti dello strumentale d’apertura “The Serpent” a trasportare in una dimensione aliena, sulle ali di archi obliqui, che torneranno, più modulati e solenni, a chiudere idealmente (“The Dove”) l’itinerario in una galleria di scorci bucolici fantastici, tracciato da B’ee nel corso dell’album.

È il tono morbido, tenebroso, appena moderatamente declamatorio dell’artista dell’Ohio a rendere da subito atemporale una ballata densa di pathos arcano come “Thousands Of Bees”, scandita da cadenze pianistiche e da un austero arrangiamento d’archi, mentre un profilo folk più classico traspare dalla scorrevole “Julia Willow” e dalla stessa parte centrale di “Sial At Play”, pur incorniciata da zufoli dall’antico sapore freak. Echi acidi di Syd Barrett e austerità ieratica di Robert Wyatt si incontrano infatti, innegabilmente, tra i solchi di “The Serpent And The Dove”, dai quali non manca tuttavia di emergere l’ampiezza del registro espressivo di B’ee, che tra cristalline armonie acustiche non disdegna di accedere a una coralità in crescendo (“Set A Candle In The Night”) né di spaziare, all’interno di uno stesso brano, dal romanticismo di danze rituali a stravaganti derive strumentali (lungo i nove minuti di “Field Of Dream”) o dal lirismo di un madrigale pianistico a un deragliamento oscuro e nervoso (“A Song, A Story And A Stone”).

L’eterogeneità stilistica, del resto, si confà compiutamente alla personalità di B’ee, che in “The Serpent And The Dove” è tornato a racchiudere la magia semplice e straniante di un canzoniere psych-folk antico, ma pienamente convincente nella sua poetica declinazione al tempo presente.

http://ingowanring.com/

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