music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

julia_holter_have_you_in_my_wildernessJULIA HOLTER – Have You In My Wilderness
(Domino, 2015)

Nel percorso che ha condotto Julia Holter da sperimentazioni arty a un linguaggio fruibile di scrittura e arrangiamento, il quarto album “Have You In My Wilderness” rappresenta un provvisorio punto di approdo, o fors’anche un nuovo punto di partenza. Al prefisso “art”, può adesso essere validamente affiancato il suffisso “pop”, ma soprattutto i dieci brani del lavoro, registrato in compagnia del fido ingegnere Cole Greif-Neill, proiettano l’artista californiana nella dimensione di interprete dal gusto elegante di canzoni in fondo semplici, essenziali come il bianco e nero della copertina.

Le canzoni appaiono dunque l’autentico fulcro di “Have You In My Wilderness”, benché declinate secondo la composita sensibilità della Holter, che nel rinnovato contesto non rinuncia certo alla ricerca di soluzioni peculiari, dominate da morbidi strati sintetici e arrangiamenti d’archi. Benché nel corso del lavoro non manchino formule ardite o giocose (il retro-futurismo cosmico di “Lucette Stranded On The Island”, le sciabordate ritmiche di “Vasquez”, il finale vagamente freak di “Sea Calls Me Home”), la sua essenza si presenta fin dall’iniziale “Feel You” quella di un ricercato pop orchestrale sostenuto da modulazioni sintetiche in prevalenza morbide e sognanti.

Brani come “How Long?” ed “Everytime Boots” esprimono così tutta l’intensità suadente della Holter, interprete duttile di pièce eterogenee nelle quali si susseguono senza iati timbriche jazzy e soluzioni neoclassiche, battiti austeri (“Silhouette”) e magiche decompressioni nordiche (la title track concluiva), penombra eterea (“Night Song”) ed estensioni teatrali (“Betsy On The Roof”).

“Have You In My Wilderness” farà forse storcere la bocca a quanti erano legati all’originario profilo più “sperimentale” della Holter, ma dimostra come l’artista californiana sia riuscita a farlo convivere con un songwriting lieve e sognante, che non ha bisogno di orpelli o sovrastrutture intellettuali ma brilla della naturale purezza della propria ispirazione.

http://www.juliashammasholter.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 25 settembre 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , .
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