music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

damien_jurado_visions_of_us_on_the_landDAMIEN JURADO – Visions Of Us On The Land
(Secretly Canadian, 2016)*

Non è mai banale scoperchiare il piccolo scrigno di stili e rivelazioni sonore che ogni nuovo album di Damien Jurado finisce per rivelarsi, anche se si tratta del dodicesimo della serie. Del resto il navigato songwriter di Seattle non ha mai aderito agli stereotipi che spesso circondano proposte cantautorali, ricercando ogni volta vie nuove e diverse alla sua poetica immediata ed essenziale, ancorché raramente limitata alla tradizionale formula di chitarra e voce. Tutto ciò è tanto più valido da quando – ed è già la quarta volta consecutiva – Jurado collabora attivamente nella realizzazione e produzione dei propri dischi con Richard Swift, le cui lievi soluzioni di arrangiamento e il cui tocco sottilmente visionario ne rifiniscono le canzoni amplificandone la già ampia duttilità di prestarsi a trattamenti che spaziano dalla dimensione casalinga a quella orchestrale, dal folk elettrico per i grandi spazi americani alle rilucenti tastiere che evocavano quelli infiniti dai contorni fantascientifici del precedente “Brothers And Sisters Of The Eternal Son” (2014).

Se nelle precedenti occasioni, la collaborazione aveva plasmato in maniera quasi univocamente definita i propri risultati, in “Visions Of Us On The Land” i due hanno fatto davvero le cose in grande, lavorando di cesello per donare un caleidoscopio di vesti sonore alle ben diciassette canzoni scaturite dalla penna di Jurado, nell’occasione particolarmente ispirata dal punto di vista della fluidità e della concisione dei propri brani, non a caso tutti intorno ai tre minuti di durata. Non che questo renda “Visions Of Us On The Land” il suo album “pop”, nonostante sia ampiamente incentrato su melodie scorrevoli, dalle quali promanano sensazioni di agrodolce nostalgia e, ancora, ricorrenti scorci di un mondo sospeso tra sogno e realtà, in coerenza con il titolo e con la copertina del disco.

Rispetto all’universo sfolgorante di “Brothers And Sisters Of The Eternal Son”, “Visions Of Us On The Land” rappresenta un vero e proprio “ritorno sulla terra”, che pur non smarrisce il gusto per una psichedelia anni Settanta, che riaffiora in forme cangianti ad esempio nell’insistenza acida dell’iniziale “November 20” e di “Taqoma”, nonché nei morbidi riverberi di “And Loraine”. Accanto a ciò e al perdurante lirismo bluesy di Jurado, espresso in ballate elettriche soffuse come “Qachina” o in progressioni decise come in “Exit 353”, si affaccia un lieve tocco pop, spesso calato in arrangiamenti dall’eleganza retrò (“Sam And Davy”, “Lon Bella”, “A.M. Am.”).

In tale vorticosa successione di soluzioni sonore comunque sempre molto misurate, non mancano scarni episodi acustici, ballate folk minimali quali “Prisms”, “On The Land Blues”, “Queen Anne” e la conclusiva “Kola”, che lasciano trasparire al meglio la sua voce calda e vellutata e la naturalezza di un songwriting cristallino, che ammette ben pochi termini di paragone per continuità e personalità nell’incessante ricerca di un lessico cantautorale mai banale, dotato di una forte impronta personale.

*disco della settimana dal 14 al 20 marzo 2016

http://www.damienjurado.com/

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