music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

robin_pahlman_temporary_everythingROBIN PAHLMAN – Temporary Everything
(Monkey, 2016)

Conclusa in patria l’esperienza della band Agent Kooper, il finlandese Robin Pahlman ha trovato negli Stati Uniti la propria nuova patria artistica, nonché la dimensione più adeguata per dispiegare la propria personalità da “cowboy nordico”, per molti versi accomunabile a quelle dei vari Christian Kjellvander, Nicolai Dunger e Björn Kleinhenz. Dopo essersi stabilito a New York e aver pubblicato un primo Ep a proprio nome tre anni fa, Pahlman confeziona il proprio debutto solista sulla lunga distanza sotto forma delle dieci canzoni di “Temporary Everything”, che della sua personalità offrono un quadro estremamente sfaccettato.

Se infatti è innegabile che il songwriter finlandese abbia trovato la propria dimensione ideale respirando, letteralmente, l’aria americana che tanti cantori folk-rock ha ispirato, nell’album emerge una variopinta serie di sfumature applicate al lirismo della sua scrittura scorrevole e delle sue interpretazioni, in particolare attraverso una significativa varietà di registri chitarristici. Per sua stessa ammissione, nell’elaborazione di “Temporary Everything” Pahlman si è concentrato in particolare sul proprio strumento, senza accontentarsi di aderire semplicemente ai paradigmi folk-rock di ballate elettriche quali “All Exits Are Final” e “Night Shift”, nel più classico solco della tradizione “americana”, ma plasmandone di continuo il suono, attraverso riverberi malinconici che rimandano alle ballate agrodolci di Damien Jurado (“Leaving A Country”, “Feedback And Static”), o addirittura diluendolo in languori vagamente jangly (“Glorifying Glass”) o in effetti di sognante psichedelia (“Let It Rain”).

Robin Pahlman non appare dunque semplicemente il cowboy nato per caso altrove che ha ritrovato la propria collocazione naturale nel mondo, ma un artista capace di coniugare diverse modalità di combinazione tra chitarra e voce, sul comune denominatore di un canzoni che, con il loro misto di nostalgia e senso di libertà sconfinata, è fin troppo facile immaginare uscire da tutte le autoradio americane.

https://www.facebook.com/rpahlman/

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Questa voce è stata pubblicata il 23 marzo 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , .
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