music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

lontalius_ill_forget_17LONTALIUS – I’ll Forget 17
(Partisan, 2016)

Un teenager nato alla fine del mondo, nell’era digitale: non potrebbe caratterizzarsi diversamente, in sintesi, il profilo del neozelandese Eddie Johnston, archetipo dell’artista “da cameretta” del ventunesimo secolo che, a diciannove anni, è per la prima volta uscito dai confini nazionali per la registrazione del suo album di debutto, che a sua volta corrisponde all’uscita dalla dimensione casalinga e online alla quale sono state finora improntate le sue produzioni. Sì, perché fin dall’età di tredici anni – e in maniera più continuativa da quella di diciassette – Johnston ha messo in rete le canzoni che si divertiva a registrare nella sua cameretta (nel vero senso della parola!) con il solo ausilio di tastierine da due soldi e modeste applicazioni digitali.

In particolare negli ultimi due anni, quelle canzoni – spesso cover di brani mainstream – avevano già segnalato il suo progetto Lontalius a pochi cultori che scandagliano la rete proprio alla ricerca di produzioni casalinghe, tanto scarne quanto animate dalla sola ispirazione emozionale. E cosa può esserci di più emozionalmente pronunciato del tumulto di sensazioni di un teenager? Non è un caso che, accedendo per la prima volta a una produzione professionale (avvenuta a Bristol con il supporto di Ali Chant), Johnston abbia intitolato il suo album di debutto “I’ll Forget 17”, denotando una consapevolezza e una visione prospettica sorprendenti per un teenager.

Disincanto, solitudine e alienazione, filtrate da un senso di agrodolce malinconia, popolano i dieci agili brani dei quali si compone “I’ll Forget 17” che, seppur più rifiniti dal punto di vista della perizia sonora rispetto ai demo casalinghi di Johnston, ne mantengono la sensazione di sognante fragilità e l’esile struttura ricamata da esili pulsazioni adagiate su avvolgenti coltri di tastiere e risuonanti modulazioni armoniche. Mentre le prime, che scandiscono ad esempio l’iniziale “A Feeling So Sweet”, si collocano nel solco di quell’“indie-tronica” sviluppatasi a inizio millennio (anche) sulla scia dei Radiohead, le seconde denotano un’osmosi tra ambientazione sonora e scrittura melodica che trova manifestazione semplice, spontanea e immediata in canzoni animate da un romanticismo tanto timido quanto compiuto quali “All I Wanna Say” e “Selfless”.

Al procedere della tracklist di “I’ll Forget 17” corrisponde una sempre più lucida definizione della struttura pop delle canzoni di Johnston, appena screziate di modulate irregolarità (anche nelle interpretazioni), in un processo di graduale allontanamento dalle sue tastierine rudimentali casalinghe (“Glow”, “It’s Not Love”). Immutato permane invece lo spirito di palpitante fragilità dei brani di Johnston, per nulla alterato dalla sua nuova dimensione produttiva, che anzi ne amplifica immediatezza e maturità, in una formula di agrodolce dream-pop post-digitale, del quale solo un teenager “nativo” di questi tempi artistici poteva essere interprete così autentico e pienamente consapevole.


https://facebook.com/lontalius

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Questa voce è stata pubblicata il 1 aprile 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , , .
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