music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

11183_JKTEDDI FRONT – Marina
(Self Released, 2016)

Ancorché formalmente autoprodotto, il debutto di Eddi Front sfugge almeno nelle premesse allo stereotipo della cantautrice tutta fragilità e intimismo, che registra le proprie canzoni in maniera casalinga. Non solo perché “Marina” ha goduto di una produzione professionale, affidata a Dan Chen, e del missaggio di un certo John Agnello (Kurt Vile, Dinosaur Jr.), ma anche perché nell’ultimo triennio l’artista newyorkese si era già affacciata sulla scena indipendente con un Ep e un singolo che avevano richiamato su di lei le attenzioni di alcune delle testate capaci di indirizzare il pubblico alternativo statunitense.

Eppure, al di là delle premesse, le nove concise canzoni che formano “Marina” si presentano in maniera tutt’altro che artefatta, rispondendo invece appieno alla dimensione di intimità domestica nella quale la maggior parte di esse – alcune delle quali tratte da demo o dai precedenti singoli – sono state create. Le interpretazioni della Front risuonano infatti in uno spazio ovattato, che ne amplifica tanto i toni sognanti quanto quelli di un’introspezione austera, alleviata da un approccio delicato e a tratti persino giocoso.

Il pianoforte è il principale compagno delle confessioni in forma di canzone della cantautrice newyorkese, che ne dosa le note a incorniciare le proprie narrazioni sommesse, sempre sul filo di una tensione i cui cristalli paiono di potersi rompere da un momento all’altro. Parte piano “Marina”, all’insegna di un understatement nelle cui pieghe si scorgono comunque già intricate trine armoniche (“Goldie”), via via diluite in confessioni di un sofferto autobiografismo (“Texas”, “Gigantic”), che non rinuncia a più spigolose torsioni elettriche (“Prayer” e soprattutto “Dream In B”).

Le doti espressive più autentiche ed efficaci della Front si manifestano tuttavia senz’altro negli episodi di più scarno intimismo, tanto sulla chitarra (“Pump”) quanto ancora sul pianoforte, sul quale rivela una leggiadria di cristallina purezza nordica, tanto da riecheggiare le limpide potenzialità pop di una Agnes Obel e la preziosa fragilità della Sóley più disadorna (rispettivamente in “Elevator” e in “Sing Sing”). È più di quanto basta affinché “Marina” desti una meritata attenzione, toccando corde profonde di animi ancora capaci di sciogliersi di fronte all’agrodolce nostalgia di una voce che colpisce per istinto e consapevolezza, per delicatezza e forza.

http://www.eddifront.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 29 aprile 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , .
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