music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

bea_sanjust_larosaBEA SANJUST – Larosa
(Bst Aventurine, 2016)

Stavolta la “ragazza con la chitarra” al debutto discografico non viene da qualche luogo distante legato all’immaginario folk; è invece italiana, anzi romana, anche se la sua formazione artistica è avvenuta altrove, in seno a una delle più interessanti esperienze indie-folk degli ultimi anni, quella del Willkommen Collective di Brighton, dove Bea Sanjust ha vissuto per qualche tempo, partecipando attivamente alla nascita del collettivo e contribuendo ad alcune delle sue prime pubblicazioni, a partire da quelle degli Shoreline e dal debutto dei Leisure Society.

Il legame con quello stimolante ambiente artistico non si è mai interrotto, tanto che al suo disco di debutto “Larosa” hanno partecipato due vecchi amici del collettivo come Tom Cowan e Will Calderbank. La produzione del lavoro è comunque avvenuta principalmente in Italia, ad opera di Marco Fabi e Simone De Filippis, ancorché improntata a un gusto ben distante dai circuiti indipendenti nazionali e appunto ampiamente modellata dalla sensibilità e dalle esperienze della Sanjust.

È questo il primo dato piacevolmente sorprendere a farsi apprezzare negli undici brani di “Larosa”, senz’altro alimentati da un vivace spirito indie-folk ma non ad esso circoscritti; le tradizioni di entrambe le sponde dell’Atlantico, ma anche linguaggi in qualche misura etnici e una patina di sognante psichedelia animano la playlist presentata dall’artista romana, cangiante senza soluzione di continuità ma ricondotta al comune denominatore della sua voce sottile ed evocativa, che trova adeguato corrispettivo nelle misurate soluzioni d’arrangiamento.
Nascono così incantevoli bozzetti bucolici come il leggiadro binomio d’apertura “Sawdust” (con intermezzo sorprendente) e “Two Sisters” o come le polverose “She Needs Me” e “Kings”, ma anche gli intrecci psych di “Marijuana”, le derive acid-rock di “Julia” e le cadenze vagamente folktroniche di “Twinkletwinklelittlestar”.

Tanto più in apparenza semplici sono i brani, tanto più emergono non solo le doti di scrittura e interpretazione di Bea Sanjust ma soprattutto gli intrecci armonici fluidamente intricati che li sostengono, trine preziose ricamate dal tocco lieve di un’artista dall’universo espressivo ricchissimo, originale e affascinante.

https://beasanjust.bandcamp.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 18 maggio 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , , .
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