music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

the_leisure_society_the_fine_art_of_hanging_onTHE LEISURE SOCIETY – The Fine Art Of Hanging On
(Full Time Hobby, 2015)

Oltre cinque anni e tre album dopo il brillante esordio “The Sleeper” (2009), è quanto meno un artificio retorico rispolverare le citazioni del Willkommen Collective ad ogni nuovo disco dei Leisure Society. È pur vero che nel collettivo indie-folk di Brighton affondano le radici della band, ma da allora Nick Hemming e soci hanno dimostrato di voler espandere il proprio paradigma espressivo, orientandolo a un linguaggio che ha via via abbracciato soluzioni volte a un impatto immediato, in grado di dischiudere alla band platee più ampie rispetto a quelle della sotterranea riscoperta folk.

Combinando in maniera ogni volta diversa reminiscenze delle origini con chitarre elettriche e tastiere, i Leisure Society sono arrivati al quarto album, “The Fine Art Of Hanging On”, che segue di due anni “Alone Aboard The Ark” confermandone in buona misura l’eterogeneità della formula ma sfumando in parte il processo di irrobustimento dei cardini chamber-folk in favore di una più riflessiva patina retrò, del resto connaturata alla stessa tematica ricorrente nel corso del lavoro, fortemente segnato dal tema della morte, legato alla recente scomparsa di un caro amico di Hemming.

Eppure, il piglio degli undici brani si attesta su una generale leggerezza, appena velata di una malinconia che non fa altro che soffondere i toni delle diverse soluzioni strumentali, a partire dalla sostituzione di un’apertura bandistica con tromba commovente alle tastiere che introducono l’iniziale title track. Analogamente, nel corso del lavoro, tentativi non sempre riuscitissimi di aggiunte stilistiche (lo scorrevole accento da balera di “Nothing Like This”, le schitarrate roboanti di “I’m a Setting Sun”) vengono diluiti nell’essenza più autentica del canzoniere di Hemming e del sottile lirismo delle sue interpretazioni, decisamente più a proprio agio nelle incantate atmosfere folk di “Tall Black Cabins” e “All Is Now” e nelle ariose soluzioni cameristiche di “You Are What You Take”, “Wide Eyes At Villains” e della conclusiva “As The Shadows Form”.

Questi ultimi rappresentano i passaggi in un certo senso più “classici” di “The Fine Art Of Hanging On”, eppure quelli nei quali la poetica dei Leisure Society ritrova lo smalto degli esordi, adesso calato in un contesto lieve e persino sbarazzino, a dispetto dei temi trattati. Perché in fondo, oltre la superficie delle canzoni e le fuorvianti premesse con le quali ci si può avvicinare a ogni nuovo lavoro dei Leisure Society, la capacità di scrittura di Hemming, pur non al massimo del proprio fulgore, continua a fornire gradevoli spunti di un chamber-folk forse non così appetibile per i palati “indie” proprio perché assistito da una classe che non esita ad attingere al pop sixties, con gusto in prevalenza misurato.


http://www.theleisuresociety.co.uk/

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Un commento su “

  1. SoWhat
    4 maggio 2015

    a tratti in alcuni brani compare l’ombra di john lennon….

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