music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

samara_lubelski_the_gilded_raidSAMARA LUBELSKI – The Gilded Raid
(Drawing Room, 2016)

Di tanto in tanto, ad intervalli irregolari, Samara Lubelski accantona per un attimo le sue ricercate sperimentazioni elettro-acustiche, solitarie e collaborative, per coltivare la propria passione per il pop sixties e, in generale, per un songwriting lieve e sbarazzino. Quando ciò avviene, però, si tratta quasi sempre di piccole e sorprendenti gemme in forma di canzone, come era stato da ultimo nel caso di “Wavelength” (2012).

Per comprendere come “The Gilded Raid” si collochi pienamente nel solco di quel lavoro sono sufficienti i primi secondi dell’iniziale “Rolling Out, Rolling Right”, le cui atmosfere incantate proiettano da subito in un microcosmo di trasognate dolcezze senza tempo, scandite dalla sua voce sottile, che tradisce quasi una certa timidezza nel tornare a manifestarsi in tale contesto.
Eppure, è proprio il fascino discreto del tono della Lubelski – che ancora una volta non può fare a meno di far pensare a Isobel Campbell – a conferire una fisionomia ben precisa alle quindici brevi canzoni di “The Gilded Raid”, due sole delle quali superano i tre minuti di durata.

La sua raffinata attitudine pop le permette infatti di muoversi leggiadra tra richiami bucolici (“They Say You’re In The Now”, “To The Wall”), citazioni Paisley Underground (“Palace On The Hill”) e visionarie derive di un aggraziato retro-futurismo analogico (“Soon Moon”, “Shifting At The Stations”). Tale ultimo carattere, unito al sapore generalmente più acido o sci-fi delle ambientazioni strumentali, non offusca tuttavia affatto l’essenza delle canzoni della Lubelski, la cui incantevole vena pop finisce per manifestarsi in maniera del tutto cristallina nella coinvolgente leggerezza delle varie “Driver, In Your Car”, “Get With The Time” e, in forma più compassata, “Turning Of The Season”.

Non meno ricercato rispetto a quello sperimentale, il profilo pop di Samara Lubelski trova dunque in “The Gilded Raid” nuova espressione della propria spontaneità, corredata nell’occasione da una varietà di spunti e soluzioni che la arricchiscono come può fare solo un’artista che in oltre vent’anni di attività si è cimentata in tante diverse esperienze. E tra tutte, quella di cantautrice pop resta la più immediata e densa di fascino piacevolmente retrò.

http://www.samaralubelski.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 4 agosto 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , , .
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