music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

krotz_struder_15_dickinson_songsKROTZ STRUDER – 15 Dickinson Songs
(Wild Silence, 2016)

Non è una pratica inedita la traduzione in musica di brani poetici, né è operazione aliena da rischi di ricadere in una certa banalità realizzativa. Eppure, quando al contenuto letterario e al pathos insito nei versi si unisce un’empatica ispirazione musicale possono trarre origine piccoli gioielli, come di recente avvenuto con le poesie di Dorothy Parker tradotte in canzoni da Myriam Gendron.

Qualcosa di analogo è stato realizzato da Julien Grandjean, artista francese non nuovo a questo tipo di pratica sotto l’alias di Krotz Struder, che dopo aver reso in musica brani di autori quali William Blake, Thomas Bernhard e Fernando Pessoa, in “15 Dickinson Songs” ha appunto effettuato la stessa operazione con quindici sonetti di Emily Dickinson. Si tratta di una raccolta di traslitterazioni musicali brevi (un solo brano supera i tre minuti di durata), rispettose del contenuto poetico e, soprattutto, delle impressioni trasmesse dalle parole che lo formano.
L’artista francese applica infatti un tocco estremamente delicato, scandito in prevalenza da riflessivi accordi chitarristici e pervaso dall’ombroso romanticismo di interpretazioni placide, il cui moderato crooning rispecchia in maniera coerente il lirismo dei testi.

Ne risulta una serie di ballate in miniatura, che inscrivono le parole dell’autrice americana in una cornice musicale propriamente europea, definita da un lato dagli eleganti toni da chansonnier di Grandjean e dall’altro da ambientazioni euro-mediterranee fatte di corde pizzicate e circolarità armonica che stabiliscono affinità con la ricerca delle tradizioni europee condotta da Matt Elliott, resa in chiave più pacata ed essenziale. Sono proprio elementi quali l’ampiezza teatrale di “Wandering Is Done”, il decadente calore latino di “The Deathless Tree” e le caliginose atmosfere di “The Spot” a rappresentare al meglio la ricchezza della rilettura in musica delle “15 Dickinson Songs”, benché non meno efficaci siano i passaggi di più scarni e piani, quali “The Western Mystery” e “The Diadem”, preziose declamazioni poetiche sovrapposte a fragili filigrane acustiche.

L’operazione di resa musicale delle poesie della Dickinson può dunque considerarsi pienamente riuscita, come è normale che avvenga quando il rispetto del caratteri dei testi si coniuga con la passione del musicista, conseguendo così un’intrigante osmosi tra due arti, accomunate dall’essere entrambe veicoli privilegiati e immateriali dei sentimenti.

https://k-struder.blogspot.com

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Questa voce è stata pubblicata il 14 settembre 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , , .
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