music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

talons_shitty_ajaTALONS’ – Shitty Aja
(Self Released, 2016)

Il ricco 2016 di Mike Tolan, apertosi con le narcolessie atmosferiche di “Growing Up” e proseguito con le ben più aspre incursioni elettriche di “Work Stories” si chiude con un nuovo capitolo di un percorso inteso quale sostanziale superamento del suo duraturo progetto Talons’, che non a caso consegue quale punto di approdo un brano dall’annunciato titolo “After Talons’”.

Si tratta dell’enigmatico punto di approdo di “Shitty Aja”, quarto di una serie di corposi Ep (meglio: mini album) adesso raccolti anche in un’unica uscita in doppio cd a tiratura limitata, pubblicata dalla londinese Luau Records sotto il titolo collettivo “Chicago EPs”. Nei nove brani di “Shitty Aja” ricorre nuovamente il profilo più sommesso dell’artista dell’Ohio, anzi nell’occasione combinato con una sensibilità ambientale casalinga che a quattro saggi di cantautorato in penombra accosta cinque strumentali che invece deviano verso un’ambience satura di densi vapori in media fedeltà, ma anche scandita da sonnolenti accordi chitarristici.

Quest’ultimo elemento, di fatto mai davvero estraneo alla sensibilità artistica di Tolan, sembra delineare vie evolutive possibili per il prosieguo della sua attività, mentre le canzoni non smentiscono la narrativa della quotidianità da sempre propria di Talons’, che qui spazia da confessioni kozelek-iane in lieve crescendo di tensione (“High Art is for the 1%”) alla sottile auto-ironia del cantautore che si interroga sul senso della propria arte (“Writing songs about writing songs/ the words get harder as I get old” canta in “Steady Hum”).

Il finale, poi, suona come la chiusura di un capitolo e, al contempo, come uno sguardo al futuro, da parte di un artista, l’intimismo casalingo della cui espressione, anche in quest’occasione vuole essere tutt’altro che autoreferenziale, ma anzi continua (e continuerà) a dischiudere la propria creativa, sotto forma di canzoni e frequenze ambientali emesse da una dimensione personale densa di leggero torpore, ma comunque accogliente e rassicurante.: “After Talons’, I still had a lot to say/ but what used to be black and white./ So we just sigh and close the window/ otherwise, we’d have to act”.

http://www.barkandhiss.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 15 dicembre 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , , .
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