music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

jens_lekman_life_will_see_you_nowJENS LEKMAN – Life Will See You Now
(Secretly Canadian, 2017)

Sembra un attimo, ma sono trascorsi esattamente dieci anni da “Night Falls Over Kortedala”, l’album che ha trasformato Jens Lekman da iniziale culto appannaggio degli estimatori del pop d’autore che lo avevano seguito nella lunga teoria di singoli culminata in “When I Said I Wanted To Be Your Dog” (2004), in novello Bacharach (persino per) per palati ”indie”.
Mentre l’estrema prolificità del primo arco di carriera sembra aver ceduto il passo ai tempi lunghi della maturità (alla media di un album ogni cinque anni), l’artista svedese si è ben guardato dall’indossare i panni del divo, ripiegando su un sostanziale isolamento creativo, nel quale coltivare la propria innata passione musicale, legata da un lato a tematiche spiccatamente introspettive, dall’altra rivolta a un’estetica sonora niente affatto inedita per il pop scandinavo, che affonda le proprie radici nella dance e nell’elettronica eighties.

Se anche il primo minuto dell’iniziale “To Know Your Mission” possa far pensare che in “Life Will See You Now” vi sia il “solito Jens Lekman”, tutto ironia e raffinata leggerezza armonica, non si fatica invece molto a capire come il suo sguardo brillantemente disincantato sulla realtà e sui sentimenti umani incontri nell’occasione un diverso tipo di divertissement, tutto lustrini e voglia di disimpegno, almeno in superficie. Si spalancano così le porte della disco, con i suoi ritmici sintetici e le luci pulsanti, in particolare nella stessa seconda parte del brano d’apertura e nella (sin troppo) scatenata “Hotwire The Ferris Wheel”, canzoni che avrebbero potuto tranquillamente trovare cittadinanza in qualche greatest hits degli Abba. È persino superfluo rimarcare la distanza dal ragazzo con la chitarra degli esordi, ma anche dal meticoloso orchestratore degli ultimi due dischi, mentre non meno pronunciata appare anche quella con le inclinazioni baleariche di “What’s That Perfume That You Wear?” e quelle esotiche di “Wedding In Finistère”, brano comunque godibilissimo a partire dal testo (inter)generazionale.

Eppure, in filigrana a qualche sovrastruttura di troppo, in “Life Will See You Now” si ritrovano gran parte dei caratteri abituali di Jens Lekman, a cominciare dal gusto agrodolce dei testi e dalla pacata introspezione che invece ammantava l’immediato predecessore “I Know What Love Isn’t” (2012). Se ne coglie più di qualche traccia nella parte conclusiva del lavoro, nella “Postcard #17” estrapolata dalla collezione di canzoni casalinghe proposte a cadenza settimanale per tutto il 2015, ma ancor di più nella pur giocosa “Dandelion Seed” finale e in “How Can I Tell Him”, gioiellino di grazia acustica niente affatto distante dalla produzione per la quale Jens Lekman si era fatto conoscere e apprezzare.

Proprio per questo, “Life Will See You Now” va contestualizzato con l’indole e la sensibilità dell’artista svedese, al cui genio di scrittura e arrangiamento possono ben perdonarsi persino inconfessabili peccati eighties, se appunto interpretate in coerenza con il suo non volersi prendere troppo sul serio, da ostentato anti-divo che continua a realizzare soltanto quello di cui ha voglia, come e quando ne ha voglia, così confermando la sua straordinaria autonomia creativa.

http://www.jenslekman.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 17 febbraio 2017 da in recensioni 2017 con tag , , , , , , , .
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