music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

JAKE NICOLL – Stone Arch
(Self Released, 2018)

È opinione diffusa – e almeno in parte fondata – che la ritrovata attenzione posta sui linguaggi del folk non conduca a qualcosa di radicalmente nuovo, ma è anche vero che ogni lavoro a grandi linee inscritto nel loro paradigma reca con sé la personalità, la voce e le storie dei suoi artefici, nonché proprie peculiarità di luoghi e mezzi di realizzazione. Quest’ultima affermazione trova sostanziale conferma nel nuovo album di Jake Nicoll, eclettico musicista canadese con alle spalle un’esperienza da batterista in numerose band (tra le quali The Burning Hell), ma adesso anche e soprattutto songwriter che ricerca la propria ispirazione a contatto con la natura selvaggia delle estreme propaggini atlantiche del suo Paese.

Accanto a lui, nelle dodici canzoni fuori dal tempo di “Stone Arch”, si trova il decisivo contributo della cantante e arpista Kira Sheppard, con la quale ha condiviso un periodo creativo in una casetta di legno sull’isola di Terranova. Se il contesto che ha portato alla genesi del lavoro rispecchia il più classico immaginario del naturalismo folk, non meno spartani sono gli elementi attraverso ha preso forma il suo contenuto. Le sole corde dell’arpa e della chitarra acustica accompagnano infatti le voci dei due artisti, catturate da un microfono rudimentale, in modo da poter trasmettere il calore dell’ovattato ambiente nel quale le canzoni di “Stone Arch” hanno preso forma.

Soffuso ed estremamente equilibrato è il contenuto di tutti i brani, che da un lato rispolverano la magia di una minimale poetica bucolica e dall’altro evidenziano l’intesa tra i due musicisti, la naturale delicatezza dei cui scambi suggerisce inevitabili analogie con l’affine processo creativo dei primi Mi And L’Au. Decisamente più orientato a un folk placido, evocativo e persino non privo di accenni rituali risulta tuttavia l’intero “Stone Arch”, lavoro risultante da solitudini condivise su coste battute dal vento, ideale punto d’incontro di un immaginario di boschi, brughiere e costruzioni ancestrali, come quelle richiamate dal titolo, la cui durata trascende ampiamente i tempi umani, così come quelli della durata di canzoni invece capaci di materializzare incanti senza tempo.

http://jakenicoll.bandcamp.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 19 settembre 2018 da in recensioni 2018 con tag , , , , , , , , , , .
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