music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

FAITH ELIOTT – Impossible Bodies
(OK Pal, 2019)*

Un filo conduttore di metafore tratte dal mondo naturale lega il debutto sulla lunga distanza di Faith Eliott all’Ep con il quale si era rivelata due anni e mezzo fa, quando l’acume dell’etichetta scozzese Song, By Toad (che ha da poco annunciato la propria chiusura) aveva tenuto a battesimo la prima uscita ufficiale su cassetta della musicista e scultrice statunitense, la cui maturazione artistica è avvenuta fin dall’adolescenza a Edimburgo.

Dagli “Insects” dell’Ep agli “Impossible Bodies” e alle loro storie tra mito e simbolismo che ne popolano i nove brani, si tratta di uno stadio dell’evoluzione che corrisponde a quella musicale di Faith, della quale segna da un lato la fuoriuscita da una dimensione creativa casalinga e dall’altro un ritorno alle proprie origini personali, visto che il lavoro è stato registrato e prodotto a Seattle, sotto le cure e con la fattiva partecipazione di Colin J. Nelson.

Al mutamento del processo realizzativo corrisponde quello dell’itinerario narrativo dei brani, alle cui figure femminili Faith Eliott offre una pluralità di voci, dunque impersonando di volta in volta le varie “Lilith”, “Laika” e altre ancora, letteralmente scolpendole attraverso voce e suoni nella stessa misura in cui è abituata a plasmare materia concreta nella sua parallela attività di scultrice.

Così, le superfici delle canzoni rispecchiano i caratteri di una materia solto in parte levigata ma ancora provvista di parti grezze, se non persino spigolose, nonostante interpretazioni dal fascino sottile e dal pronunciato lirismo. Nell’ideale bestiario compilato da Faith Eliott non è ancora del tutto svanito l’originario radicamento folk di un’espressione che nel corso dei poco più di quaranta minuti del lavoro muta gradualmente forme, passando dall’incantata timidezza iniziale (“Carl Sagan Cosmos Song”, “Loomis”), attraverso iterazioni armoniche animate da sottile tensione (“Laika”) alla consapevolezza persino graffiante degli scarni blues elettrici “Monkey And Flea” e “Black Rabbit”.

La rinnovata articolazione degli arrangiamenti, apportati da un’ampia band nella quale compaiono tra gli altri archi, percussioni e synth valorizza ulteriormente le interpretazioni dal moderato piglio teatrale e la duttilità espressiva di Faith Eliott, la ragazza con la chitarra e con lo scalpello, che usa entrambi con una personale combinazione di grazia ed energia.

*disco della settimana dal 22 al 28 aprile 2019

http://www.faitheliott.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 22 aprile 2019 da in recensioni 2019 con tag , , , , , , , , .
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