music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

ART OF FIGHTING – Luna Low
(Remote Control, 2019)*

Ne è passato di tempo da quando si erano di fatto perse le tracce degli Art Of Fighting, piccolo culto australiano che tra fine anni Novanta e primo decennio dei Duemila è stato capace di confezionare una propria distintiva formula che attraverso un rallentato lirismo filtrava un’impostazione da band indie-rock. Dodici anni sono trascorsi da quando la band guidata da Ollie Brown aveva realizzato il proprio quinto album “Runaways”, dunque non poteva mancare un moto di sorpresa all’annuncio, un paio di mesi fa, di un ritorno che riporta la memoria indietro a piccoli capolavori quali “Wires” (2001) e “Second Storey” (2004) e a quella sotterranea temperie espressiva tutta australiana che nel decennio scorso aveva prodotto peculiari ibridazioni slow-core (Adlerseri, Broken Flight… band delle quali oggi a stento si trovano testimonianze in rete).

Dunque, gli Art Of Fighting riportano l’orologio al presente, lasciando l’inevitabile nostalgia a chi ne ricorda con affetto il percorso già tracciato. Nonostante alcune di esse siano state sviluppate a partire da bozzetti risalenti a sette o otto anni fa, le dieci canzoni che formano “Luna Low” raccontano della ritrovata attualità della band australiana, ovviamente connessa con la sua identità consolidata nel corso di cinque album tra il 1998 e il 2007, ma filtrata dal trascorrere degli anni e dalla diversa maturità della prospettiva dalla quale i suoi componenti approcciano oggi la creazione musicale.

Se è vero che sono sufficienti i primi languidi giri di chitarra e poi l’entrata delle soffice voce di Ollie Browne sull’iniziale “Genie” a materializzare i ricordi delle splendide sensazioni suscitate in passato dagli Art Of Fighting, “Luna Low” si rivela ben presto come un disco nel quale diverse inclinazioni stilistiche convivono con una scrittura al tempo stesso estremamente fluida e pacata, che con sguardo disincantato osserva in prospettiva il mutare stesso del rapporto della band con la creazione musicale. Al romanticismo di ciò che poteva essere e non è stato, anche dal punto di vista artistico (“I disappear into the music” canta Browne in “Stereo Lights”), il lavoro associa una consapevolezza adulta che include senza remore include esplicite progressioni elettriche (“Some Kinda World”, “Your Love”) e sorprendenti ibridazioni bluesy (“Blues In H”).

Ma soprattutto è estremamente piacevole ritrovare in “Luna Low” gli elementi che hanno reso distintiva l’esperienza passata degli Art Of Fighting, a partire dalle dilatate sospensioni armoniche che si sviluppano in maniera graduale lungo brani non a caso mai più brevi di quattro minuti, in perfetto equilibrio tra tensione atmosferica e melodie carezzevoli. Canzoni quali in particolare “Conjouror”, la conclusiva title track e “The Digger And The Dragger” (quest’ultima cantata dalla bassista Peggy Frew) rappresentano nuova e attuale sintesi dell’essenza di una band che ha finalmente ritrovato la propria voce caratteristica. Bentornati!

*disco della settimana dal 10 al 16 giugno 2019

http://www.artoffighting.com/

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