music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

SIMONE WHITE – Letter To The Last Generation
(Self Released, 2019)*

Due anni fa, Simone White ha interrotto un duraturo silenzio discografico che durava dai tempi di “Silver Silver” (2012), pubblicando in sordina una raccolta di versioni acustiche di vecchi brani, tra le quali comparivano tuttavia un paio di nuove canzoni, accomunate dalle stesse caratteristiche. Quella raccolta può considerarsi a tutti gli effetti la premessa di un nuovo album vero e proprio, che altrettanto in sordina vede adesso la luce sotto forma di una pur curata autoproduzione, al momento disponibile nel solo formato digitale.

“Letter To The Last Generation” segna al tempo stesso un cambiamento e un ritorno al passato per la cantautrice nativa della Hawaai, la cui lontananza dalla scene è coincisa anche con il suo trasferimento da Los Angeles a New York. Uno spirito di rinnovamento e, fin dal titolo del disco, di ottimistica proiezione al futuro anima le nuove canzoni, che denotano il ritorno a un’espressione di semplice immediatezza dalla prevalente impronta acustica, senza tuttavia rinunciare a soluzioni di arrangiamento, che includono anche ovattate linee di synth.

I tempi in cui Simone White si cimentava in maniera decisa con esplorazioni ambient e trip-hop sembrano ormai lontani, anche se quella che si ripresenta in “Letter To The Last Generation” non è certo soltanto una cantautrice chitarra-e-voce, bensì un’artista nella piena consapevolezza della propria maturità che, alle soglie dei cinquant’anni, ritrova la propria dimensione in canzoni dai contorni sfumati, confidenziali e romantici, che permettono alle sue interpretazioni di dispiegare tutta la loro grazia riflessiva e sognante. Ad alimentarle, facendole sbocciare in maniera compiuta come non avveniva dai tempi di “I Am The Man” (2007), hanno senz’altro contribuito la misurata produzione di Pete Min e la piccola band guidata dalle tastiere e dal pianoforte di Jebin Bruni (con la comparsa del violino di Andrew Bird in “Tiny Drop”), che alle canzoni di Simone White hanno regalato cornici sonore tra loro coerenti, che pure non mancano di presentare significative variazioni.

Il lirismo romantico della title track, la sinuosa intensità pianistica della ballata “Shadow Pass”, il dialogo tra un picking compassato e i flebili fremiti elettronici di “Harvest”, la più decisa propulsione full band di “Little Heaven Little Blue” e la dimensione cameristica aerea e sognante di “Tiny Drops” sono tutte tessere di un mosaico di vivida policromia, che la scrittura matura e la voce di Simone White tornano a illuminare con la sua ritrovata ispirazione e speranza.

*disco della settimana dal 21 al 27 ottobre 2019

http://www.simonewhite.com/

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