FROM A HARBOUR SOFTLY DRAWN
Shepherds
(Dronarivm, 2026)
Una nuova, immaginifica denominazione segna il ritorno alle pubblicazioni da parte di Fraser McGowan, dopo un’assenza di pubblicazioni in formato album durato oltre sette anni, quelli trascorsi da “Waypoints”, suo ultimo lavoro sotto l’alias Caught In The Wake Forever.
From A Harbour Softly Drawn costituisce l’inizio di un nuovo percorso, per quanto strettamente legato alle precedenti esperienze dell’artista scozzese. I brani che costituiscono “Shepherds” lo sono infatti non solo dal punto di vista della connessione creativa ma anche per la loro effettiva provenienza, visto che traggono origine da una serie di schegge sonore risalenti a una decina d’anni fa, in prevalenza loop e samples notturni, da allora conservati su un quale supporto digitale e adesso riassemblati in forma organica.
Nei sette brani che formano il lavoro, si ritrova senz’altro l’inclinazione di McGowan per sonorità calde, rallentate e dalle consistenza granulosa, le cui timbriche carezzevoli inducono immediate sensazioni di comfort e sottile, agrodolce malinconia. Eppure, il breve svolgimento di “Shepherds” (meno di mezz’ora di durata totale) le rideclina secondo sinuose cadenze oscillanti tra, dub (“Morning Waters”), jazz (“Rhu Aun”), dub e una psichedelia digitale che spazia da derive cosmiche (“Seaweed”) a giocosi incastri da videogioco analogico (“Feels Like Coming Home”).
Non manca nemmeno un brevissimo frammento (“Yillen”) nel quale torna ad affacciarsi l’inconfondibile picking acustico di McGowan, combinato con sparsi vocalizzi femminili, come a rimarcare il legame di From A Harbour Softly Drawn con i capitoli precedenti di un percorso artistico per troppo tempo rimasto sospeso e che adesso torna a essere rinsaldato, in forme e suoni parzialmente diversi, a loro volta sospesi tra passato e presente.
Bentornato, Fraser!