music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

TYNEHAM HOUSE – Tyneham House
(Second Language, 2012)

L’interesse concettuale di Glen Johnson e di altri artisti gravitanti intorno alla Second Language per luoghi spettrali e abbandonati è nuovamente alla base della nuova uscita dell’etichetta, ancora una volta caratterizzata da un elegante box cartonato, nel quale è contenuta anche una cassetta realizzata in collaborazione con Clay Pipe Music.
In quest’occasione, lo spunto è costituito dal “village of the vanished” di Tyneham, nel Dorset, nucleo di abitazioni rurali requisito per motivi militari nel corso della seconda guerra mondiale e mai più restituito alle poche centinaia di persone che all’epoca lo popolavano, né in seguito occupato da altri abitanti.

Intorno alle sue case di pietra, alla tradizionale cabina telefonica, all’ufficio postale e a quel che rimane dei suoi piccoli esercizi commerciali, si aggirano in via figurata altri fantasmi: quelli degli artisti che vi hanno dedicato le quattordici brevi cartoline sonore raccolte in “Tyneham House”, album omonimo di quella che non è una nuova band, bensì semplicemente il nome collettivo sotto il quale si sono per l’occasione riuniti alcuni musicisti già artefici di opere pubblicate su Second Language, ma che qui hanno inteso restare, di fatto, anonimi.
Giocando a svelare il “mistero”, si potrebbe speculare circa la presenza di Plinth, Dollboy, Littlebow e degli A. Lords, visto che le brevi tracce (il cd dura poco meno di ventiquattro minuti) presentano numerose oblique intersezioni tra delicato picking acustico, trasognate melodie di fisarmonica e flauto e saltuari accenni vocali.

Per tutta sua durata il lavoro mantiene un piglio tra il contemplativo e l’esoterico, creando una sorta di colonna sonora bucolica e spettrale, che disegna atmosfere fuori dal tempo, restituendo efficacemente in musica le immagini di luoghi nei quali il tempo si è fermato e la cui quiete irreale è destinata a rimanere cristallizzata in eterno.
Fragili e aritmici, gli arrangiamenti contornano le descrizioni afasiche delle rovine di un mondo sparito, senza indulgere alla facile malinconia ma concentrandosi piuttosto sugli aspetti contemplativi di luoghi in cui il corso del tempo si è davvero fermato.

Solo in paio d’occasioni, le aggraziate tessiture armoniche sono completate dall’elemento vocale, ridotto a funzione di semplice vocalizzo d’accompagnamento in “Last Village Before The Sea” ed elevato a completamento di una vera e propria canzone detta nella sola “Post Office Row”, le cui atmosfere sottilmente esoteriche si approssimano in maniera evidente a quelle dello splendido “I Lived In Trees” di Mark Fry & The A. Lords. Ed è proprio il folk lieve e incantato di quel disco il riferimento più prossimo, nello spirito e nel suono, di “Tyneham House”, lavoro misterioso in tutti i sensi e capace di guidare chi vi si imbatterà in un breve viaggio tra i fantasmi e i ricordi di un mondo sparito. Quali che ne siano i reali autori.

(pubblicato su ondarock.it)

http://www.myspace.com/tynehamhouse

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Questa voce è stata pubblicata il 14 febbraio 2012 da in recensioni 2012 con tag , , , , , .
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