music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

DELPHINE DORA – A Stream Of Consciousness
(Siren Wire, 2012)

Nonostante abbia alle spalle numerose collaborazioni e quattro lavori solisti nei quali ha anche offerto prove vocali e di improvvisazione, la francese Delphine Dora non è tra le più celebrate “donne al piano” né tra i più rispettati compositori neoclassici. Forse perché ha sempre preferito distribuire i propri album in edizioni limitate, ovvero in formato esclusivamente digitale attraverso la rete; o piuttosto perché le melodie scarne e puntute che in ampia misura le caratterizzano sono sempre rimaste in bilico tra due mondi, troppo esili per palati avanguardisti, troppo cerebrali per flussi emozionali incondizionati.

Non fanno eccezione le quattordici pièce raccolte in “A Stream Of Consciousness”, interamente incentrate su un pianoforte suonato con piglio deciso e con una spiccata vivacità ritmica. Fluide e finanche romantiche nell’iniziale “An Ode To Infinity”, le melodie dei concisi brani racchiusi nell’album mostrano di voler mantenere fede al suo titolo, da un lato nel senso dell’immediatezza “événementiel” percepibile nell’alternarsi di esecuzioni ora piane (“Obesessions”, “I Wish I Could”) ora addirittura nervose (“Idle Persistence”, “If We…”), dall’altro in quello dell’approfondimento di un’introspezione tradotta in una progressiva estensione delle sospensioni tra le note.
Il disco mostra infatti tutte le sembianze di un solitario percorso attraverso demoni interiori, che, dopo aver intervallato un’alternanza tra tensioni e sonnolente pause, giunge alla sua meta di pacificazione riducendo all’osso la forma espressiva. Non sembra infatti un caso che nella finale “Conclusion” (non a caso il brano più lungo, con i suoi sette minuti) le note che per ampi tratti del disco correvano agili, quasi sovrapponendosi le une alle altre, si diradino fino a creare astrazioni silenti che lasciano persino risuonare gli ingranaggi interni del pianoforte, probabilmente secondo una tecnica di registrazione utilizzata, ad esempio, da Nils Frahm.

Ed è proprio nel suo disegno complessivo che “A Stream Of Consciousness” si dimostra frutto di un’ispirazione autentica, nonostante l’assenza di apici emotivi in grado di colpire in maniera immediata. Anche questo disco, dunque, anche a causa della sua edizione in sole cinquanta copie, con ogni probabilità non permetterà a Delphine Dora un salto di qualità nella considerazione generale, tuttavia l’inquieta opacità dei suoi contorni lo rende quanto meno meritevole di un ascolto, magari nella condizione più congeniale a questa sottostimata artista francese: nell’ombra.

http://delphinedora.wordpress.com/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 16 settembre 2012 da in recensioni 2012 con tag , , , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: