music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

stafraenn_hakon_prammiSTAFRÆNN HÁKON – Prammi
(Sound In Silence, 2012)

Nome di tutto rispetto ai tempi dei suoi primi dischi (“Eignast Jeppa” e “Í Ástandi Rjúpunnar”, rispettivamente pubblicati nel 2001 e nel 2002), coincisi con un periodo di attenzione planetaria per la grande mole di musica proveniente dall’Islanda, di Ólafur Josephsson alias Stafrænn Hákon si erano un po’ perse le tracce degli ultimi anni, complici alcuni malcerti tentativi elettronici e una vena autorale mai veramente sviluppata in maniera compiuta.
Adesso, giunto al settimo album, per Josephsson sembra giunto il momento di ripercorrere le proprie orme per ripartire dalle origini di quella forma espressiva in bilico tra ambient sognante e post-rock emozionale che tanti plausi aveva suscitato all’inizio del decennio scorso.

Con le sue atmosfere incantate, il romanticismo acustico e le saltuarie progressioni ritmiche, “Prammi” mostra l’artista islandese nuovamente nelle confortevoli vesti di artefice di paesaggi sonori degni della sua terra, ora attraverso vaporose suggestioni ambientali, ora attraverso moderati crescendo che non culminano mai in climax esplosivi, bensì si dischiudono in ariose partiture elettroacustiche prossime a quelle di The Album Leaf oppure attraverso cadenzate segmentazioni di evidente retaggio post-rock.
Nel corso del lavoro (tredici brani per poco meno di un’ora di durata) non mancano, poi, partiture di un’ambience in prevalenza sinuosa e sognante ma talora densa e uniforme, né alcuni residui tentativi di Josephsson di dare concreta forma di canzone alle sue composizioni, dalle infinite tessere colorate come la copertina del disco.

E, nonostante la riuscita non sempre convincente e la sensazione che “Prammi” avrebbe potuto recare la data odierna come quella di dieci anni fa, c’è almeno da salutare positivamente il ritorno di Stafrænn Hákon su strade ben conosciute ma di sicuro fascino, almeno per gli inguaribili vagheggiatori dei paesaggi islandesi e per chi poco si cura dell’attualità o meno di un’eterea formula in bilico tra ambient e post-rock, incentrata su armonie che a tratti si sostanziano in vere e proprie canzoni.

http://shakon.com/

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