music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

haruko_feathers_and_driftwoodHARUKO – Feathers & Driftwood
(Secret Island, 2013)

Ha impiegato ben quattro anni la tedesca Susanne Stanglow per licenziare il seguito del delizioso debutto “Wild Geese”, materializzatosi dal nulla in una particolare edizione in vinile con cd accluso e immediatamente capace di proiettarla, con il suo fascino misterioso, tra le più evocative artefici di magie bucoliche tradotte in scarne ballate folk.
In realtà, le otto canzoni di “Feathers & Driftwood” provengono tutte da più lontano, essendo la loro elaborazione cominciata un paio d’anni fa, quando l’artista che tradisce le proprie ascendenze orientali nell’alias Haruko aveva già catturato in presa diretta le parti di chitarra e voce dei suoi nuovi brani, alle quali sono stati in seguito aggiunti in studio variopinti arrangiamenti di archi, partiture di pianoforte, inserti elettrici e note d’organo.

Nonostante tali premesse denotino un significativo progresso nella rifinitura delle canzoni, il loro nucleo essenziale ruota ancora intorno all’asse costituito dalla chitarra (o dal banjo) e dalla voce sottile della Stanglow, che fin dall’iniziale “Come Home” si conferma in grado, con poche note e accenni di melodia, di trasportare in un mondo immaginario nel quale vagare avendo quali punti fermi gli affetti più vicini e uno spirito fanciullesco della scoperta.
Nei testi di “Feathers & Driftwood” non ricorrono più, dunque, creature fantastiche e paesaggi visionari, bensì i richiami alla casa e alla famiglia, ai quali sono associate residue tracce di simbolismo naturalistico, nuovamente rispecchiate dal titolo di un disco, appunto, lieve come una piuma e costituito da canzoni minute, che rischierebbero di essere trasportate via dal vento o dalle correnti di ascolti superficiali.

Invece, le esili trame disegnate dalle interpretazioni di Haruko, notevolmente migliorate rispetto all’esordio, aleggiano ancora con grazia incantata su ballate di un folk acustico – più che antico – senza tempo (“Come Home” e “We’ll Be Birds”, non a caso collocate agli estremi della tracklist), sul quale si innestano adesso ulteriori elementi in grado di rifinirle di nuove sensazioni, senza alterarne l’essenza. Gli espliciti richiami appalachiani di “Waves”, il delizioso duetto col compagno H. Gudjonsson in “Homeless”, l’ipnotico incedere elettrico di “Little Children” e gli echi soffusi di “There Is Love” e “Carousel” plasmano infatti, insieme a un più ricco bouquet strumentale, il lavoro quale frutto di un’accurata ponderazione stilistica e realizzativa.

Forse meno immediato nella scrittura rispetto al disco precedente, “Feathers & Driftwood” riesce comunque a creare nella stessa misura atmosfere di un folk arcano, morbido e avvincente come sa essere solo l’espressione di una sensibilità umana e musicale autentica; la stessa espressa nelle otto canzoni che confermano l’artista tedesca tra le narratrici folk più ispirate e suadenti di questi anni. La lunga attesa può dirsi, dunque, pienamente ripagata.


http://harukomusic.com/

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