music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

heirlooms_of_august_down_at_the_five_starHEIRLOOMS OF AUGUST – Down At The 5-Star
(Caldo Verde, 2013)

In un’intervista di qualche tempo fa, Mark Kozelek ha raccontato il suo rimpianto per non aver precedentemente incitato all’autonoma espressione artistica Jerry Vessel, suo storico bassista nei Red House Painters e collaboratore anche in Sun Kil Moon. Se lo stesso Kozelek sostiene che sia ormai tardi per poter proiettare Vessel verso una grande fama e la sua etichetta Caldo Verde verso cospicui guadagni (!), per fortuna non è mai troppo tardi per poter apprezzare la scrittura e il morbido calore del timbro vocale di Vessel, scopertosi cantautore e guida di un proprio progetto artistico con la pubblicazione, due anni fa, di “Forever The Moon”.

“Down At The 5-Star” è dunque il secondo capitolo dei suoi Heirlooms Of August, nonostante le undici canzoni in esso contenuto provengano da un periodo antecedente il primo disco e siano state in seguito riconsiderate e rifinite da arrangiamenti tanto pregevoli quanto essenziali. Profondamente radicate nella tradizione americana e dotate di un profilo narrativo dai notturni tratti “on the road”, le nuove ballate di Vessel si collocano, ancor più rispetto all’album precedente, su una linea di sostanziale coerenza con l’endemica introspezione “kozelekiana”, in particolare con quella maturata negli ultimi “Admiral Fell Promises” e “Among The Leaves”; eppure, nonostante qualcuno si affretterà ad etichettarlo quale album di maniera, “Down At The 5-Star” è non solo ammantato da un fascinoso alone d’ombra, ma soprattutto pervaso da una consapevolezza, nella scrittura e nelle soluzioni strumentali, che davvero eleva Vessel accanto ai più ispirati perpetuatori del cantautorato folk statunitense.

Pur imbevute di atmosfere di dimesso romanticismo, le radici folk di Vessel sono ben evidenti in molti brani del disco, in particolare in ballate vivaci e gentili quali l’iniziale title-track, la successiva “Annabelle” e “Antonio De Torres”, alle quali gli intrecci vocali conferiscono movimento e distante nostalgia, ben evidenziata da arrangiamenti d’archi e prolungati interludi cameristici (“Jerusalem Ridge”, “Cello Suite No. 3”) che giustificano l’appropriata definizione di “chamber americana” con la quale l’album viene presentato dall’etichetta. Non mancano, ovviamente, scorci di solitaria introspezione, interpretati con piglio soffuso e con una sensibilità che filtra la lezione di classici quali Jackie Robinson e Hank Williams attraverso lo stile del maestro Kozelek, senza tuttavia aderirvi in una pedissequa emulazione.

In questo risiede l’aggraziata forza espressiva che distingue “Down At The 5-Star” dal suo predecessore, rispetto al quale Vessel dimostra una significativa maturazione nella rifinitura dei suoi brani, adesso peraltro più coesi e concisi che in passato nelle loro poetiche narrazioni della polvere, del sudore e delle emozioni di un altrove americano.

http://www.caldoverderecords.com/

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