music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

the_broken_broadcast_how_not_to_cut_a_buffaloTHE BROKEN BROADCAST – How Not To Cut A Buffalo
(Self Released, 2013)

Non tutti i solitari progetti da cameretta sono destinati a restare confinati nella sfera personale del loro ideatore; quasi a smentire una sorta di “gelosia artistica”, nei tre anni trascorsi dal mini-album “Soya Milk Sea” l’inglese James Riggall ha trasformato quello che inizialmente era un semplice alias in uno stabile quartetto, al cui interno sviluppare in una compiuta chiave indie-folk il lirismo in precedenza affidato a sola voce e chitarra o pianoforte.

Basso, percussioni e un violino completano dunque la formazione base di The Broken Broadcast, alla quale in “How Not To Cut A Buffalo” – primo album vero e proprio riconducibile a tale denominazione – si si affianca una piccola orchestra di fiati, violoncello e organi vintage, che conferisce ulteriore respiro alle canzoni di Riggall e profondità alle sue interpretazioni vibrate, dai soffusi tratti agrodolci.
Nelle dieci agili tracce del lavoro, la band è così in grado di sviluppare un variopinto campionario espressivo, che filtra suggestioni (chamber-)folk d’Oltreoceano attraverso una fluida sensibilità melodica e un elegante romanticismo britannico.

L’incedere vivacemente sbilenco delle canzoni di Riggall trova così brillanti impulsi nelle percussioni e complemento animato da sottile malinconia negli arrangiamenti di violoncello e tromba, che danno forma a raffinati quadretti pop, impreziositi da un’epica in vago odor di Grizzly Bear (“This Is My Wilderness” e “Le Loup”), mentre rivela persino tentazioni di torbida psichedelia nel singolo d’anticipazione “We’re Just Waiting For Our Friends”, guidato dall’hammond e dotato di un’incalzante definizione ritmica.
Accanto a suggestioni cameristiche e a un esplicito omaggio al folk desertico americano affidato al banjo malinconico dello strumentale “Interlude And Hope”, riaffiora tuttavia la vocazione minimale di Riggall, che anche nel rinnovato contesto non disdegna l’essenzialità umbratile di accorate ballate di quasi sola chitarra (“[Swim]”) o pianoforte (“Sea Coal Collectors”).

Espressivo e moderatamente malinconico, ma anche dotato di una leggerezza contrassegnata fin dal titolo da sottile ironia, “How Not To Cut A Buffalo” appare un’evoluzione molto naturale delle inclinazioni di Riggall, il cui fluido songwriting si adatta, con coerente duttilità melodica, a contesti di folk orchestrale e ai sicuri rifugi in una disadorna solitudine. È dunque senz’altro un bene che l’artista originario del nord dell’Inghilterra abbia deciso di ampliare i suoi orizzonti, così come si può scommettere fin d’ora che dopo questo lavoro i Broken Broadcast non rimarranno ancora per molto confinati nel mondo sotterraneo delle autoproduzioni.

http://www.thebrokenbroadcast.co.uk/

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