music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

matt_hutchings_storm_cloudsMATT HUTCHINGS – Storm Clouds
(Self Released, 2014)

Gli inverni negli Stati canadesi centrali portano con sé neve, silenzio e atmosfere di ovattato raccoglimento: è questo, di tutta evidenza, il contesto ideale per l’ispirazione di Matt Hutchings, navigato cantautore per passione, che proprio nel corso dell’ultima stagione invernale ha pubblicato il terzo album del proprio riservato percorso artistico, ormai in corso da oltre un decennio.

Le nove canzoni del conciso “Storm Clouds” restituiscono fedelmente le suggestioni atmosferiche alla loro base, insieme al calore di un’intimità riflessiva e sognante al tempo stesso, nella quale Hutchings è tuttavia affiancato da una piccola band di amici, formata da Zachary Lucky al banjo, da Lucas Goetz di The Deep Dark Woods alla steel guitar e dalla seconda voce di Kacy Anderson (Kacy & Clayton). Non per questo il lavoro risulta affatto meno personale, poiché il suo fulcro permane sempre individuato nella scrittura e nelle interpretazioni gentili di Hutchings, che dal supporto dei colleghi trae semplici rifiniture in una più spiccata chiave folk delle sue altrettanto semplici canzoni incentrate su chitarra e voce.

Quasi a smentire l’immaginario evocato dal titolo – o forse a esorcizzare le intemperie stagionali – tutti i brani di “Storm Clouds” sono ammantati da una confortevole aura di serenità, come quella di un ambiente familiare riscaldato dagli affetti e dalla passione che portano alla creazione di brani cantati con piglio vellutato, quasi sottovoce per impedire al fiato di congelare.
Il tono serafico di Hutchings, che accoglie con dolcezza fin dalle contemplazioni dell’iniziale “Starry Night”, si svolge nel corso del disco in una serie di cartoline di paesaggi tanto desolati quanto romantici (“Indian Bay”, “Heads Up”) e in saggi di un folk più articolato, che proprio i contributi di Lucky e Goetz espandono a scenari dai colori più vividi rispetto a quelli pastello così congeniali al lieve tocco di Hutchings.

Proprio per delicatezza e sensibilità melodica, le canzoni del songwriter canadese possono far ripensare a quelle di un altro autentico outsider quale Tamas Wells. Benché i contesti realizzativi possano essere molto diversi, c’è un sottile filo che lega le proposte cantautorali, originate esclusivamente dalla passione e dalla contemplazione di sé e del mondo circostante: quello ovattato e rapito delle sconfinate distese innevate di Hutchings merita senz’altro di essere scoperto.

http://matthutchings.bandcamp.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 25 aprile 2014 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , , .
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