music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

sontag_shogunSONTAG SHOGUN – Tale
(Palaver Press, 2014)

Non è certo una novità quella di trovarsi in presenza di lavori realizzati da artisti dislocati in angoli diversi del globo, né riscontrare intersezioni tra sperimentazioni di nuovi linguaggi e una strumentazione acustica incentrata sul pianoforte.

Eppure, entrambi gli elementi ricorrono in maniera del tutto peculiare nel caso del terzetto Sontag Shogun, formato a New York da Ian Temple, Jesse Perlstein e Jeremy Young e adesso disseminato su tre continenti dopo i trasferimenti di Young a Londra e di Perlstein in Corea. Il secondo lavoro collaborativo dei tre artisti, che segue di due anni il precedente “Absent Warrior, Abandoned Battlefield”, risente inevitabilmente delle diverse esperienze e della localizzazione dei suoi esecutori, non come sarebbe facile immaginare in termini di organicità compositiva, bensì di contro dal punto di vista della ricchezza dell’universo sonoro da loro prodotto.

Le nove tracce di “Tale” rappresentano infatti un flusso unitario alimentato da due affluenti complementari: da un lato un approccio eminentemente “concreto”, incentrato su field recordings, nastri, onde radio e oggetti sonori assortiti, dall’altro una cura armonica che discende dal minimalismo pianistico di Temple per svilupparsi in frammenti vocali e melodie di tutta evidenza frutto dell’assorbimento di culture musicali e fonti di suggestione eterogenee.

Dalla composita interazione e ricombinazione di tali elementi costitutivi si genera un ibrido dalle numerose sfaccettature, che sfugge alle definizioni di neoclassicismo o avanguardia per descrivere attraverso i suoni la sintesi esatta della delocalizzazione dei tre musicisti di Sontag Shogun. I nove brani del lavoro sono infatti sospesi in un luogo indefinito, collocabile in qualsiasi continente o contesto naturale, nel quale sono riconoscibili solo brevi schegge di field recordings o frammenti di armonie orientali; il resto è tutto un innesto di echi acusmatici, il cui denominatore può essere individuato in non altro che in una nebbia evanescente che circonda tutti i brani, enfatizzandone proprio i caratteri alieni.

http://www.sontagshogun.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 14 giugno 2014 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , , .
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