music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

max_garcia_conover_elleryMAX GARCÍA CONOVER – Ellery
(Self Released, 2014)

Proveniente dal Maine, Max García Conover è l’archetipo del songwriter errante americano, uno che gira in lungo e in largo gli Stati Uniti su un furgone, con la sua chitarra e le sue storie da raccontare sotto forma di canzoni. Basta dare un rapido sguardo all’impressionante serie di concerti del suo tour autunnale per ravvisare in lui la figura del solitario menestrello errante e considerare, di conseguenza, il suo secondo album “Ellery” un vero e proprio diario di viaggio, che non a caso consta di un paio di cartoline da luoghi attraversati oltre che di una serie di scorci di vita personale, di una quotidianità non per questo aliena da spunti poetici.

Basti prestare un po’ d’attenzione, ad esempio, al duetto con la moglie Sophie Nelson n “Wildfires Outside Laramie, WY.” o alla confessione dell’artista alle prese con la propria ispirazione “on the road” di “The Songs” per cogliere la semplice schiettezza del canzoniere di García Conover, perfettamente veicolata dagli elementi essenziali della sua arte musicale, ovvero interpretazioni sommesse ma decise e un picking al tempo stesso riflessivo e dinamico. A tali pochi elementi strutturali, declinati con un piglio che abbraccia classici (da Drake a Dylan) e più recenti eccellenze country-folk, si aggiunge la produzione misurata di Ben Cosgrove, che fa rifulgere i brani del songwriter del Maine della loro naturale espressività.

Così, mentre le ritmiche di “Say That You Know Me” e l’arrangiamento di fiati di “The Start Of Fables” ammantano le canzoni di García Conover di una lieve aura polverosa che ne conferma il profondo radicamento nella tradizione americana, le melodie sottovoce di “You’re The Farthest I Go” e il soffuso lirismo pianistico di “Home” e di “Evelyn O.” deviano verso un intimismo declinato senza alcuna indulgenza autoreferenziale.
Non solo le canzoni del songwriter del Maine sono dotate di spontanea compiutezza (ne sono emblematici gli appena novanta secondi di “I Won’t Mess You Up”), ma la loro stessa realizzazione insieme a un ampio novero di musicisti le arricchisce di una pluralità di sfumature e di una condivisione, che trova coronamento proprio nella levità dei frequenti intrecci con la voce della Nelson.

Privo di sovrastrutture volte a destare immediata impressione ma anche accuratamente rifinito secondo diverse soluzioni strumentali e produttive, “Ellery” è soprattutto il lavoro di un cantautore dalle grandi doti di scrittura e interpretazione, di un artista pacificato con se stesso, che nelle sue canzoni rifonde storie di vita ordinaria, narrate con non ordinaria naturalezza e sensibilità poetica.

http://www.maxgarciaconover.com/

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5 commenti su “

  1. giadep
    3 dicembre 2014

    Il sito dell’artista indica il link, anzi è proprio in prima pagina il video-ascolto dell’intero album. Ascolto, dunque. Grazie, Giampaolo

  2. giadep
    3 dicembre 2014

    mi pare aleggi anche un “solitarismo” “à la” Molina

    • rraff
      3 dicembre 2014

      sì, si può pensare a qualche affinità con le cose più intime ed essenziali del compianto Molina.

      • giadep
        3 dicembre 2014

        ma andando avanti si perdono…

      • giadep
        3 dicembre 2014

        anche se l’impressione del cammino, come in Molina, del senso della strada e di un percorso (il folk) è forte

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Questa voce è stata pubblicata il 3 dicembre 2014 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , , .
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