music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

robin_bacior_water_dreamsROBIN BACIOR – Water Dreams
(Consonants & Vowels, 2015)*

Fluida come lo scorrere dell’acqua, inafferrabile come i sogni, l’onda del cambiamento trascina la vita personale e artistica di Robin Bacior, segnandone la completa maturazione della peculiare raffinatezza espressiva che aveva già impressionato nel precedente Ep “I Left You, Still In Love”.
Il secondo album della cantautrice che da New York si è ormai stabilmente insediata a Portland rappresenta appunto il frutto di questi cambiamenti, non solo nell’immaginario incarnato dal titolo ma nel suo stesso contenuto musicale. La Bacior racconta infatti come l’acqua sia stata ricorrente protagonista dei suoi sogni nel periodo del trasferimento, e di come la solitudine e l’assenza di lavoro nella nuova città l’abbiano indotta a trascorrere notti, e poi giorni interi, seduta al pianoforte a creare nuove canzoni.

“Water Dreams” è dunque un fedele diario della transizione vissuta dalla Bacior, tanto nei temi quanto nelle risultanze sonore dei dieci brani in esso raccolti, scritti appunto tra New York e Portland e ampiamente incentrati sul pianoforte. Lo strumento non è certo nuovo per l’artista statunitense, ma in “Water Dreams” assume un ruolo di guida di ballate eleganti e di protagonista di prolungate sonate strumentali, nelle quali la stessa voce calda e modulata della Bacior si ritrae quasi soltanto nella funzione di cornice narrativa. È il caso, di “Kind Of Light”, ballata romantica e cinematica, e dello stesso brano iniziale “Your Best Advice”, nel quale l’interpretazione della Bacior si riveste di accenti vagamente soul, supportata ancora una volta dal violoncello di Dan Binschedler; proprio il contributo di quest’ultimo appare decisivo nel plasmare le canzoni secondo una varietà di dinamiche e registri, attraverso non solo arrangiamenti armonici ma anche corde pizzicate e percussioni della cassa dello strumento, che amplificano il già significativo impianto ritmico dei lavoro.

In linea di massima, la ripartizione tra i luoghi di scrittura è rispecchiata dalle strutture dei brani, più vivaci e aperti a tepori sudisti quelli newyorkesi, più dimessi e introspettivi quelli scritti nella solitudine notturna e nell’iniziale estraneità di Portland. Benché i primi non manchino di rivestire il songwriting della Bacior di affascinanti accenti ritmici (“Smoke Screen”, “Poolside”) e vellutate sfumature jazzy (“Under Knees, Understand”), i capitoli più avvincenti del lavoro coincidono da un lato con la delicatezza in punta di dita e le interpretazioni sommesse di “Missing Ships” e “Kind Of Light” e con le aperture orchestrali di “If It Does” e della title track.

Vi è, comunque, moltissimo da scoprire tra le pieghe di “Water Dreams”, disco che sublima una transizione individuale in una sequenza di canzoni intense ed elegantemente rifinite, potenzialmente in grado di proiettare Robin Bacior in una dimensione artistica ben più ampia di quella dell’attuale autoproduzione, senza con ciò smarrire in alcun modo la spontaneità di un profilo espressivo al tempo stesso classico e riconoscibile.

*disco della settimana dal 12 al 18 gennaio 2015

http://www.robinbacior.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 12 gennaio 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , .
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