music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

elephant_micah_where_in_our_woodsELEPHANT MICAH – Where In Our Woods
(Western Vinyl, 2015)*

Per una di quelle misteriose dinamiche che a volte presiedono alla diffusione musicale in questi anni, Joseph O’Connell è stato “improvvisamente” scoperto dal circuiti indipendenti più in vista in occasione del precedente “Louder Than Thou‎” (2012). Eppure, era già oltre un decennio che l’artista originario dell’Indiana dispensava sotto l’alias Elephant Micah una cospicua mole di cd-r ed edizioni limitate su etichette sotterranee, nella quale confluivano i due principali profili del suo spirito folk, quello più strettamente cantautorale e quello visionario e sottilmente psichedelico.

Capita così che, sulla scia della pur tardiva scoperta del suo cantautorato dimesso e intenso, O’Connell acceda per la prima volta a un’etichetta di più importante dimensione indipendente quale Western Vinyl, sotto le cui insegne pubblica il suo dodicesimo album. Le nove canzoni racchiuse in “Where In Our Woods” diluiscono il naturalismo folk proprio del passato più visionario e sperimentale dell’artista statunitense in una sequenza di storie di quell’America profonda che offre gli stupefacenti scorci di un tramonto sui vasti spazi percorsi dagli uccelli migratori e istantanee di un’umanità al tempo stesso ordinaria e bizzarra, come quella del “Bible Bird Man” di Noblesville narrata in “Demise Of The Bible Birds”.

Nelle nuove canzoni, l’aura di misticismo da sempre connaturata alle creazioni di O’Connell diventa qualcosa di vicino e tangibile, di estremamente intimo, legato alla contemplazione naturale e alla sua relazione con la sensibilità dell’artista. In ragione di tale dinamica, il minimalismo espressivo non è frutto di una scelta estetica, bensì rappresenta il linguaggio che spontaneamente veicola l’osservazione del mondo da parte di O’Connell. Gli sono così sufficienti soltanto una chitarra dalle corde di nylon, alternata all’ukulele, e un vecchio organo a pompa per pennellare i suoi racconti con una delicatezza senz’altro dimessa, ma che non rinuncia a qualche accento ritmico (apportato dal fratello Michael), particolarmente significativo nel relativo uptempo di “Demise Of The Bible Birds” e nelle pur sommesse dinamiche di “By The Canal” e “Light Side”. I toni restano comunque in prevalenza sfumati e umbratili, improntando gran parte delle canzoni a una confidenzialità sottovoce che nelle armonizzazioni di Bonnie “Prince” Billy trova qualcosa più di semplici cammei vocali: una sorta di epifania di un’affinità che abbraccia il registro narrativo e la maturità degli strumenti ad esso funzionali.

Quello di “Where In Our Woods” non è infatti cantautorato per palati “indie”, perché scrittura e interpretazione di O’Connell non ricercano la potenza dell’impatto in quanto la forza di entrambe risiede altrove, come nella delicatezza dalle tinte pastello di “Albino Animals” nelle cadenze narcolettiche accuratamente dosate di “Slow Time Vultures” e nel serafico raccoglimento di “Monarch Gardeners”. Storie semplici e un understatement connaturato a un’esperienza artistica che non muta essenza a fronte delle improvvise attenzioni costituiscono così gli elementi essenziali della nuova pagina del diario musicale firmato Elephant Micah, frutto di uno sguardo radicato nella realtà della provincia americana e in quella di un artista non animato da altro desiderio che quello di esprimere nelle sue canzoni la propria personalità sensibile e incline a una pacata essenzialità.

*disco della settimana dal 19 al 25 gennaio 2015

http://www.elephantmicah.com/

Un commento su “

  1. giadep
    19 gennaio 2015

    Chiaro, dall’attacco

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Questa voce è stata pubblicata il 19 gennaio 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , .
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