music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

ezza_rose_when_the_waters_hotEZZA ROSE – When The Water’s Hot
(Self Released, 2015)

L’acqua è elemento in qualche misura ricorrente nell’immaginario degli ultimi due dischi di Ezza Rose. Il filo rosso è tuttavia estremamente sottile, tanto in senso simbolico quanto dal punto di vista realizzativo, visto che il precedente “Poolside” era un lavoro improntato a un’essenzialità solitaria determinata dalle registrazioni notturne nel freddo ambiente di una piscina abbandonata, mentre in “When The Water’s Hot” la cantautrice di Portland è tornata in un vero e proprio studio, affiancata dalla sua band.
Restando in metafora, è come se l’ampio spazio vuoto che in “Poolside” le aveva permesso di nuotare tra le sue sensazioni più intime e raccolte (tanto da poterlo a ragione considerare il suo primo album integralmente “solista”) fosse stato riempito da una massa di acqua calda e vibrante, nella quale la Rose continua a muoversi con agilità, nonostante la sostanziale differenza del contesto.

Le nove canzoni di “When The Water’s Hot” sono infatti non solo il frutto di un organico lavoro insieme alla band ma di una decisa opzione nel senso dell’acquisizione di un’estetica sonora più decisa, nella quale l’evocativo minimalismo folk cedesse il passo a robuste strutture elettriche, radicate nella migliore tradizione rock-blues.
Sono proprio distanti accenti blues ad aprire il lavoro, definendone da subito il profilo, con le due ballate “Tele” e “Tie Me Up”, nelle quali il timbro sottile di Ezza Rose non solo è sostenuto da ritmiche asciutte e da marcati impulsi elettrici ma giunge ad elevarsi in torsioni di inedita ampiezza lirica.

Tale premessa non conforma tuttavia “When The Water’s Hot” a uno stile radicalmente alieno al piglio riflessivo e umbratile che definisce la personalità della cantautrice statunitense, in quanto nel corso del disco, ferma restando l’impostazione classicamente elettrica della trascinante “Amelie”, non mancano morbide soluzioni cameristiche (“Under Your Teeth” e la title track ) che riconducono le canzoni a tonalità più soffuse. Anzi, l’ultimo terzo del disco è pressoché totalmente improntato a una ritrovata delicatezza dimessa, con “Kissing And Shouting” e “Thursday” che, in fondo, non fanno che associare sparuti languori di slide alle interpretazioni sottovoce della Rose e il toccante finale “Walking In Circles”, nel quale le note del pianoforte si ammantano di un elegante calore dai riflessi blu.

Benché meno immediatamente suggestivo rispetto alla spoglia spontaneità del predecessore, il lavoro mette in luce un diverso profilo dell’ampio spettro espressivo di Ezza Rose, artista senz’altro versatile e comunque coerente con uno stile in grado di attagliarsi a una pluralità di contesti, ivi compresa la dimensione chamber-rock raffinata e sognante delle nove canzoni di “When The Water’s Hot”.

http://ezzarose.com/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 18 gennaio 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: