music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

sean_oneill_visionsSEAN O’NEILL – Visions
(Self Released, 2015)

Più che tema ricorrente, quello del viaggio è un connotato essenziale, irrinunciabile, per qualsiasi artista abbia avuto la ventura di trovare i propri natali in Australia. A tale constatazione, intimamente connessa con la pratica di vita, non sfugge Sean O’Neill, ultimo di una lunga serie di musicisti le cui strade personali e artistiche li hanno per qualche motivo allontanati dal continente australe, spesso offrendo loro l’Inghilterra quale più diretta meta per la prosecuzione dei loro percorsi.
Quello di O’Neill lo ha condotto stabilmente a Londra, dove anche grazie al supporto di Dan Cox (produttore all’opera anche con Thurston Moore), ha dato forma al suo album di debutto “Visions”, anticipato qualche mese fa dal singolo – anch’esso in formato digitale – “Carried In The Wind”. Il contenuto del lavoro è ben rappresentato già dalla sfocata nostalgia dell’immagine prescelta per la copertina, ma anche dalla sua predominanza di tinte calde; altrettanto composita è la tavolozza espressiva dell’artista australiano, la cui figura dalle dieci tracce del lavoro si discosta in maniera sostanziale da quella del cantautore folk per svelarne doti di compositore e arrangiatore dotato di una variopinta sensibilità orchestrale.

Sono sufficienti le prime note di pianoforte lentamente stillate di “I Know You Worry” per introdurre nel mondo sonoro fragile e ovattato di O’Neill, il cui timbro serafico disegna melodie sospese a mezz’aria, cullate da inserti di archi obliqui. Le sensazioni piacevolmente indefinite che promanano dal brano delineano ambientazioni nordiche, subito confermate da “Carried In The Wind”, che di quello stesso immaginario sviluppa invece le componenti più vivaci di una coralità rifinita da ritmiche e arrangiamenti di fiati che rimandano ad esempio all’indie-folk islandese degli ultimi anni. Si tratta tuttavia di un episodio pressoché isolato nel percorso di “Visions”, nel quale l’artista australiano mette in mostra le sue doti di abile orchestratore e interprete dallo spiccato lirismo.

Pianoforte, florilegi d’archi e fiati e un’ambience generalmente romantica e trasognata costituiscono gli elementi essenziali dei brani di O’Neill, che alterna con naturalezza austere ballate notturne (“Vienna” riecheggia in maniera credibile quelle di Gem Club) e ampie pièce cameristiche strumentali (“Ixion”, “Madrid”) appena completate dall’ingresso delle parti vocali, placide e a loro volta funzionali all’atmosfera (“Alone In The Air”, “What I’ve Become”). Nella parte finale del lavoro affiorano ulteriori sfaccettature della complessa personalità artistica di O’Neill, rappresentate dal dialogo tra i fiati e un picking prezioso di “The Arrival”, dall’apertura in crescendo di “This Year” e dagli intarsi di calde timbriche jazzy della conclusiva “Something’s Wrong With Him”.

C’è il tocco personale del songwriter, la raffinatezza del compositore da camera e la capacità immaginifica dell’artefice di un’ovattata ambience acustica lungo la sequenza delle dieci tracce di “Visions”, lavoro frutto di una transizione personale e artistica, dalla quale affiora un profilo espressivo singolare, la delicatezza delle cui numerose pieghe merita senz’altro incuriosita attenzione.

https://seanoneill1.bandcamp.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 10 febbraio 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , , .
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