music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

homemade_empire_first_treesHOMEMADE EMPIRE – First Trees
(Subroutine, 2015)

Benché l’alias prescelto dall’olandese Bart de Kroon per le sue creazioni musicali ne lasci già intravedere i cardini del contenuto, Homemade Empire non è soltanto un solitario progetto da cameretta. Ciò non solo per la condivisione di gran parte dei brani con il batterista Bram Nigten, ma soprattutto per la mutevolezza del carattere della scrittura di de Kroon, incentrata su emozionali cadenze rallentate eppure non aliena da bruschi scossoni e tonalità elevate.

Tali elementi ricorrono in maniera evidente nelle dieci tracce di “First Trees”, terzo lavoro dell’artista olandese che segue di quasi tre anni il già rimarchevole “Defenestration”. Il suo incipit “Your Laugh (In The Pines)”, nel corso di oltre sei minuti che ne fanno il brano più lungo del lotto, mette subito in chiaro la spiccata attitudine dell’artista olandese a una scrittura cantautorale estremamente scarna, il cui pathos è alimentato da ritmiche narcolettiche e da un cantato quasi sottovoce, secondo una formula che bilancia lo slow-core con l’emotività dei Karate più sommessi.

Le medesime considerazioni valgono per gli altri brani dai quali traspare la natura umbratile del progetto Homemade Empire, che coincidono con gli episodi nei quali più compiuto riesce ad apparire il songwriting di de Kroon, semplici brani dagli arpeggi sonnolenti come “(New Ghosts)/West Peak” e “Crescent (Fire vs Dreams)”, iterazioni indolenti che fioriscono in un delicato cammeo cantato che rimanda allo sbilenco camerismo degli Hiva Oa (“Outside/Darkness”) e segmentazioni dal vago sentore jazzy che acquistano gradualmente struttura come le coltri brinose degli indimenticati South (“No Return (For F.C.)/The Humble Abode, Pt 3”).

L’ambivalenza testimoniata dalla stessa duplicità dei titoli di alcuni brani rispecchia quella del ventaglio espressivo di de Kroon, della quale si colgono un paio di spunti nel corso di “First Trees” (pur recessivi nell’economia generale del lavoro), sotto forma della torbida tensione del breve interludio “Wide Open Sky” e soprattutto del violento spasmo dall’incongrua sensazione hardcore (!) che scuote “Where Are the Monuments/Dog Shampoo Spoiled The Scent Of The Evergreens”.

Un po’ come avviene in maniera ormai consolidata per i lavori di Boduf Songs, in “First Trees” Bart de Kroon dimostra che solitudine e introspezione posseggono anche un altro lato rispetto a quello della sola penombra narcolettica, nella quale comunque l’artista olandese si muove con la naturalezza derivante dalla confidenza con uno spazio fisico e creativo tanto circoscritto quanto florido di un’ispirazione capace di trascendere, in tutti i sensi, la dimensione “da cameretta”.

http://www.homemadeempire.com/

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