music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

this_is_the_kit_bashed_outTHIS IS THE KIT – Bashed Out
(Brassland, 2015)

La storia di Kate Stables, inglese trapiantata a Parigi, potrebbe essere quella di tante altre voci che popolano l’affollato panorama dell’indie-folk britannico. O almeno lo è stata fino all’incontro con Aaron Dessner di The National, già estimatore dei lavori da lei pubblicati sotto l’alias collettivo This Is The Kit, che ha preso sotto la propria ala la Stables, fino a prendersi la responsabilità della produzione di “Bashed Out”, terzo album ufficiale che giunge al termine di un periodo di elaborazione tanto lungo da risultare, alla fine, separato da ben cinque anni dal precedente “Wriggle Out The Restless”.
L’incontro con Dessner ha dischiuso inevitabilmente orizzonti più ampi alle canzoni della Stables, tanto dal punto di vista realizzativo che da quello della diffusione. Del resto, è ormai così che funziona il mercato – anche quello indipendente – e al di là di ogni ulteriore considerazione sulle casualità che possono modificare la vita di un’artista non si può che salutare positivamente le rinnovate potenzialità offerte in questo modo a “Bashed Out”.

A tali premesse, la cantautrice inglese tiene fede con una manciata di canzoni tra le più ispirate ed efficaci che abbia mai scritto, non solo supportate dalla sua abituale live band (Rozi Plain, Jesse Vernon e Jamie Whitby-Coles) ma anche rifinite dagli arrangiamenti di Thomas Bartlett (Doveman, The Gloaming) e dagli ulteriori contributi strumentali di Bryce Dessner (The National), Matt Barrick (The Walkmen) e Ben Lanz (Beirut, The National). Praticamente una piccola parata di stelle del firmamento “indie” circonda la ragazza venuta dalla campagna inglese che tuttavia nel nuovo contesto non smarrisce, a partire dall’estetica naif della copertina, la semplicità della sua scrittura né tanto meno rinnega le proprie origini folk, che continuano a costituire il cuore delle sue canzoni, in “Bashed Out” di volta in volta rivestite di una pluralità soluzioni sonore e d’arrangiamento.

Tutto ciò non ne stravolge affatto l’essenza, anzi la esalta amplificandone tanto il soffice lirismo quanto i caratteri dinamici di melodie in punta di dita, che nell’alternanza di tempi e strumenti trovano un coronamento adeguato, mai fuori dalle righe.
È la medesima sensazione che si evince dai gentili riverberi atmosferici e dalla lentezza sinuosa della melodia dell’iniziale “Misunderstanding” (già un vero e proprio manifesto del nuovo corso della Stables), così come dal brio full band della successiva “Silver John”, dalle ambientazioni sognanti deputate a tradurre in musica l’ovattata magia di “Magic Spell” e persino dalle asciutte strimpellate elettriche che preludono a una maestosa apertura di fiati della conclusiva “Cold And Got Colder”.

Il folk resta quasi sempre in filigrana nella canzoni di “Bashed Out”, mostrandosi più nella struttura dei brani che non soltanto nelle loro componenti strumentali, affiorando in superficie con forza discreta quasi soltanto nella title track o nella prima parte di “Spores All Settling”, che segna l’unica presenza del banjo, peraltro in un brano che cresce sull’onda di ritmiche sempre più incisive. In tutti i casi, è comunque la misurata leggerezza delle vellutate interpretazioni della Stables a plasmare canzoni al tempo stesso dolci e austere, che nelle sue sinuose armonizzazioni e nelle orchestrazioni di Thomas Bartlett trovano non una mera cornice esecutiva, bensì la necessaria sponda per disegnare eleganti quadretti bucolici (la deliziosa “All In Cahoots”) e scorci intimisti avvolti da archi tremuli e scandite da note pianistiche al lume di candela (“We Are In”).

Si tratta dunque davvero di un nuovo, importante inizio per Kate Stables e per l’intera esperienza di This Is The Kit, che adesso può contare, oltre che su un’acquisita maturità di scrittura e interpretazione, su un contesto in grado di far rifulgere al meglio entrambe, con una naturalezza tale da fare di “Bashed Out” un disco estremamente lucido e riuscito, di quelli che potranno riuscire a far apprezzare il linguaggio folk anche a chi abitualmente non lo ama, andando in apparenza “oltre” ma di fatto esaltandone le infinite possibilità.

http://thisisthekit.co.uk/

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Un commento su “

  1. giadep
    9 aprile 2015

    brava! la seguo da tempo. Grazie, saluti. G

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Questa voce è stata pubblicata il 9 aprile 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , , .
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