music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

villagers_darling_arithmeticVILLAGERS – Darling Arithmetic
(Domino, 2015)*

A volte ritornano. Nel senso che il percorso di un cantautore verso l’ampliamento del proprio spettro espressivo, fino ad abbracciare linguaggi musicali a volte persino incongrui rispetto alla propria essenza poetica, non è un processo irreversibile. Prova vivente ne è Conor O’Brien, dal cui terzo album alla guida d(e)i Villagers ci si sarebbe potuti a ragione attendere la conferma di almeno una delle tante derive tra quelle palesate nel precedente “{Awayland}” (2013), verso una vivace dimensione elettrica full band o verso quella cornice sintetico-orchestrale che la spontaneità di tanti cantautori ha di recente fulminato (letteralmente) sulla via di un revivalismo dal forte sapore di cliché.

In chiara controtendenza, nel terzo disco “Darling Arithmetic” il cantautore irlandese dimostra invece come la sua dimensione espressiva prediletta sia quella più intima ed essenziale di voce, chitarra e poco più, la stessa che nello splendido debutto “Becoming A Jackal” (2010) ne aveva rivelato la delicatezza melodica e l’aggraziata vena folk. Anzi, le nove tracce di “Darling Arithmetic” mostrano O’Brien in vesti ancora più semplici e disadorne, del resto da lui deliberatamente ricercate in seguito alla scelta di scrivere e registrare le sue nuove canzoni nell’assoluta solitudine di una fattoria a nord di Dublino.

Proprio quando sembrava aprirsi allo status di vera e propria band, Villagers torna a essere un progetto totalmente riconducibile alla personalità di Conor O’Brien, che anche nella scelta del luogo e delle modalità di realizzazione del lavoro mostra di essersi voluto affrancare con decisione dal chiasso della città e dalle sovrastrutture produttive, per andare semplicemente alla ricerca di se stesso, come racconta, con toni soffusi e levità melodica, tra le righe del delizioso brano d’apertura “Courage”.

Sono solo ritmiche spazzolate e le spettrali risonanze del mellotron a incorniciare la confessione di O’Brien nel brano d’apertura, peraltro i principali elementi ricorrenti lungo il conciso iter dell’album (trentasei minuti) a incorniciare ballate sommesse, la cui aggraziata fragilità non ne depotenzia l’immediatezza determinata, semplicemente, dalla spontaneità. Dalla vellutata introspezione sul pianoforte di “Every Thing I Am Is Yours” e “No One To Blame” ai caldi arpeggi di “Dawning On Me” e della vivace “Little Bigot”, O’Brien mette in mostra l’essenza più autentica del proprio songwriting, nel quale riversa un distillato di percezioni personali primigenie (legate al desiderio, alla solitudine, alle indecisioni) e riflessioni a cuore aperto sulla natura umana, prive di edulcorazione eppure dotate di uno schietto nitore, rispecchiato dalla morbidezza di melodie mai sopra le righe (“The Soul Serene” e la title track).

Alla fine del percorso, in parallelo personale e artistico, di “Darling Arithmetic” O’Brien ritrova se stesso come uomo e songwriter, restituendo al cantautorato indie-folk di questi tempi un interprete di talento, nella sua forma più pura e coinvolgente, quella di un lirismo che brilla al meglio in un contesto così disadorno, riempito solo da note acustiche e da una voce che, pacatamente, veicola emozioni a cuore aperto.

*disco della settimana dal 13 al 19 aprile 2015

http://www.wearevillagers.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 13 aprile 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , , .
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