music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

the_weather_station_loyaltyTHE WEATHER STATION – Loyalty
(Paradise Of Bachelors, 2015)*

Resta timida, quasi defilata rispetto alla sua stessa musica, Tamara Lindeman. L’artista canadese continua a prediligere la sostanza all’apparenza, in maniera tanto emblematica da farsi ritrarre di spalle sulla copertina del suo terzo album a nome The Weather Station.

Eppure, ferma restando la spontanea fragilità della sua ispirazione, riassunta da un titolo dal significato limpido e diretto quale “Loyalty”, lo sguardo della cantautrice si rivolge lontano, ad abbracciare un ampio orizzonte, in chiara controtendenza rispetto alla penombra dell’ottimo Ep “What Am I Going To Do With Everything I Know”, che ha anticipato il lavoro di poco più di sei mesi, rompendo un silenzio che, almeno quanto alle opere in prima persona, si protraeva dal 2011 di “All Of It Was Mine”. Nel frattempo, la Lindeman non ha smesso di intessere una rete di collaborazioni (Marine Dreams, Barzin, Will Stratton) e interrelazioni, alcuni dei cui frutti sono ben evidenti nelle undici tracce di “Loyalty”, registrate in uno studio poco fuori Parigi con l’assistenza di Afie Jurvanen (Bahamas) e Robbie Lackritz (Feist), che nell’occasione hanno sostituito il fido Daniel Romano dei Megafaun.

Al mutamento del contesto realizzativo corrisponde almeno in parte quello della prospettiva dell’artista, adesso non più solo timida cantautrice intimista dalla voce suadente e dal picking delicato, ma interprete capace di dispiegare le proprie doti espressive in un ventaglio discretamente vario di soluzioni. Senza stravolgere la propria identità, in “Loyalty” la Lindeman si cimenta con una dimensione strumentale più articolata del solito, che si manifesta fin dall’iniziale “Way It Is, Way It Could Be” in una successione di moderati inserti di chitarra elettrica e tastiere e a maggior ragione in cadenze ritmiche sfumate ma ben evidenti, dai tempi in prevalenza lenti ma tali da lasciar balenare spunti di una sinuosa eleganza jazzy in pezzi quali “Floodplain”, “Tapes” e soprattutto “Shy Women”.

In senso apparentemente opposto va invece una percettibile tendenza della Lindeman ad alternare i toni delle proprie interpretazioni (quelli alti di “Life’s Work” sono pressoché un’eccezione), ponendo in particolare l’accento su melodie asciutte, cullanti, persino rarefatte, come nella title track e in “I Could Only Stand By”. L’essenza del songwriting dimesso ma deciso della Lindeman resta comunque tutta nell’esile gioco di sospensioni delle confessioni poco più che sussurrate di “Like Sisters” e “I Mind”, oltre che nel finale esplicitamente improntato a un folk in punta di dita di “I Could Only Stand By” e “At Full Height”.

È qui che, in fondo, continuano a cogliersi al meglio il tocco felpato della Lindeman, artista che in “Loyalty” dimostra di aver ormai raggiunto la piena consapevolezza nel dosare armonizzazioni sommesse e crescendo acuti, interstizi tra le note e “pieni” ritmici e d’arrangiamento, mantenendo sempre un’eleganza austera, che incanta con la sua naturale discrezione.

*disco della settimana dall’11 al 17 maggio 2015

http://the-weather-station.com/

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