music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

low_ones_and_sixesLOW – Ones And Sixes
(Sub Pop, 2015)*

Ormai tra le coppie più longeve del panorama musicale indipendente statunitense, da un punto di vista sia personale che artistico, Alan Sparhawk e Mimi Parker hanno superato il ventennale della loro attività in occasione del precedente “The Invisible Way” (2013). Ciononostante, i coniugi di Duluth, ancora affiancati dal bassista Steve Garrington a completare la line-up della band, non hanno affatto smarrito la voglia di raccontare, attraverso le canzoni, le emozioni derivanti dalla loro particolare prospettiva sul reale.

A margine della pubblicazione di “Ones And Sixes”, undicesimo album dei Low, Alan Sparhawk racconta infatti come l’ispirazione dalla quale è scaturito è un “qui ed ora”, qualcosa di tanto concreto e tangibile da suscitare un’urgenza di comunicazione. Così sono nati i dodici brani del nuovo lavoro, stavolta prodotto da BJ Burton, che recano in sé appunto un pronunciato senso di inquietudine del presente, declinato secondo il pathos narcolettico da sempre marchio caratteristico dei Low.

“Ones And Sixes” è infatti senz’altro un disco “classicamente Low”, ma non per questo calligrafico nella replica di quanto magistralmente creato in passato dalla band che, come d’abitudine, non manca di rimescolare gli ingredienti della propria arte in modo da conseguire ogni volta combinazioni diverse e stimolanti, magari condite di ulteriori elementi nel suono e nelle atmosfere.
Quelle di “Ones And Sixes” sono in prevalenza “sporche” e apocalittiche, sferzate a tratti da un’elettronica spettrale, i cui battiti (ad esempio nell’inziale “Gentle” e in “Congregation”) rimandano a “Drums & Guns”, restando comunque solcati da tremule armonie vocali e dilatazioni più o meno rallentate.

Lungo poco meno di un’ora di durata, si avvicendano così ballate claustrofobiche che avvampano in elegie drammatiche (“No Comprende”, “The Innocents”) e ariose sospensioni slow-core rifinite di tonalità bluesy (“No End”), inserti di chitarre gracchianti (“Kid In The Corner”) e minuti cammei di pianoforte (“Spanish Translation”). Altrettanto vari risultano i registri che informano struttura e durata dei brani, in un ventaglio che spazia dall’immediatezza pop di “What Part Of Me” alla complessità marziale e urticante dei quasi dieci minuti di “Landslide” e alle polveri elettroniche sospese in apertura e in chiusura del disco.

È proprio la conclusiva “DJ”, con le sue atmosfere dilatate, il passo cadenzato e il tono ieratico delle interpretazioni di Mini e Alam, a riassumere il significato di “One And Sixies” appunto in un “qui e ora” privo di certezze eppure ancora proiettato verso un futuro di possibilità, nel reale e nella sua declinazione in musica da parte di una band che continua a evolversi nel senso di una straordinaria comunione di arte e spirito.

*disco della settimana dal 7 al 13 settembre 2015


http://www.chairkickers.com/

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2 commenti su “

  1. SoWhat
    7 settembre 2015

    disco notevole, a mio avviso il migliore tra quelli più recenti. ha un’energia inaspettata per certi versi

  2. rraff
    7 settembre 2015

    La qualità è sempre altissima, difficile scegliere. Anche perché, come pure in questo caso, si lascia scoprire piano piano…

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Questa voce è stata pubblicata il 7 settembre 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , , .
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