music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

jp_riggall_the_long_dark_brightJ.P. RIGGALL – The Long Dark Bright
(Bear Love, 2015)*

Due anni fa, l’album “How Not To Cut A Buffalo” segnava l’apertura a una dimensione condivisa con una piccola orchestra di fiati, violoncello e organi della creatura di James Riggall denominata The Broken Broadcast, originariamente avviata quale solitario progetto casalingo.

Invertendo quella che sembrava una coerente linea evolutiva, Riggall sembra invece tornare sui propri passi, a cominciare dall’abbandono della denominazione collettiva, per presentare per la prima volta un album a proprio nome, che ne riconduce l’espressione all’essenzialità di canzoni scritte e interpretate su corde acustiche o accompagnate da lineari armonie pianistiche. Eppure, in “The Long Dark Bright” si colgono ancora pienamente i caratteri essenziali che avevano fatto apprezzare il precedente lavoro con la band, ovvero l’attitudine romantica e il fluido lirismo interpretativo di Riggall, adesso applicati nuovamente a un registro intimo che ne riporta in primo piano la placida attitudine introspettiva.

Eppure, non mancano (ad esempio nella prima parte della title track e in “Oceaneering”) strutture ritmiche vivaci e definite, né ariosi arrangiamenti d’archi e persino echi corali (“My Lovely Bones”) che rimandano al respiro chamber-folk di “How Not To Cut A Buffalo”. Tuttavia, come anche in quel contesto non mancava di affiorare la propensione dell’artista inglese a una penombra sottilmente malinconica, qui è lo stesso tema portante di “The Long Dark Bright”, che ricorre in tre diverse variazioni, a rendere emblematico il lavoro per sottrazione posto in pratica da Riggall nelle sue solitarie contemplazioni di un ambiente naturale al tempo stesso idilliaco e misterioso, nel cui sicuro rifugio confezionare le proprie canzoni. Nasce così una galleria di ballate semplici e intense, che rinsaldano il legame di Riggall con una dolente poetica folk (“Cold Cold Mountain”, “Settlement & Habitat”), adesso associato ad austere armonie pianistiche e a un tenebroso lirismo che fa quasi pensare ai Black Heart Procession (“We’ve Already Seen The Dead” e la seconda e terza parte della title track).

Nella concisione di poco più di mezz’ora, “The Long Dark Bright” segna dunque il ritorno di Riggall a un’ispirata semplicità creativa, che ne fa rifulgere le qualità di scrittura e interpretazione, nel ritrovato contesto di un understatement tutt’altro che autoreferenziale, ma anzi carico di pathos e dotato delle tante sfumature di un cantautorato folk moderno, al tempo stesso atmosferico e dinamico, che si specchia nel contesto naturale per respirare aria libera e incontaminata.

*disco della settimana dal 28 settembre al 4 ottobre 2015

http://www.facebook.com/J.P.Riggall

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