music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

urban_wildlife_ship_of_winterURBAN WILDLIFE – Ship Of Winter
(Self Released, 2015)

La timida ragazza con la chitarra acustica dell’album di debutto è cresciuta in fretta, condividendo le proprie canzoni con una vera e propria band, che ne ha irrobustito il suono senza disperderne la genuinità dello spirito. Questo il rapido percorso di Emily Logan, da Portland, il cui progetto Urban Wildlife si è trasformato in maniera significativa nei ventiquattro mesi trascorsi dall’omonimo esordio, nel quale pure le sue delicate pennellate di voce, chitarra e violino già cominciavano a essere completate da una sezione ritmica e ad aprirsi ai contributi di ospiti illustri quali Jolie Holland e Ryan Stively (Port O’Brien).

Urban Wildlife è oggi un affiatato quintetto, che al terzo capitolo del suo percorso musicale mostra di saper coniugare in maniera equilibrata il delicato songwriting della Logan con il più robusto impianto folk-rock apportato dalla band nel precedente “Strangers” (2014). Gli undici brani di “Ship Of Winter” mantengono infatti, persino accentuandolo, il carattere grezzo e vibrante della grana sonora della band, ora orientato verso un country-folk elettrico dal sapore antico, bilanciandolo tuttavia con il ritrovato afflato di una scrittura fluida e organica, che ritrova contenuti di malinconico romanticismo.

Eppure, fin dalle prime due tracce in scaletta, “Never Spring” e “Real Boy”, la voce della Logan si presenta più bassa e profonda che mai, rivelando sfumature bluesy supportate da una classica band dalle linee chitarristiche marcate, che eccelle nella costruzione di snodi ritmici particolarmente intricati. Si tratta dell’elemento saliente del lavoro, insieme al songwriting della Logan, del quale scandisce i tempi, modulandone le sensazioni. Le filigrane ritmiche alimentano così la scorrevolezza della lieve “You Came Along”, conferiscono una dolente patina malinconica all’ottima “Something You Remember”, irrobustiscono la pesante grana elettrica della conclusiva “The Road” e soprattutto supportano la vellutata circolarità armonica di brani come “Bloom” e “Saboteur”, accentuata in quest’ultima da un finale di fiati vagamente orientaleggiante.

Certamente l’immagine della ragazza con la chitarra acustica appare ben più lontana dei due anni da essa trascorsi, eppure anche in “Ship Of Winter” Emily Logan continua a colpire soprattutto con lo spontaneo lirismo delle canzoni dai toni più pacati, nonostante l’equilibrio raggiunto con la band la faccia risultare pienamente a proprio agio nelle consolidate vesti di artefice di un folk-rock raffinato e dinamico.

http://www.urbanwildlifemusic.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 6 novembre 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , , .
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