music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

urban_wildlife_strangerURBAN WILDLIFE – Strangers
(Self Released, 2014)

Nel volgere di appena dieci mesi, la fervida creatività di Emily Logan ha già prodotto un seguito e un significativo sviluppo del delizioso esordio omonimo della sua creatura Urban Wildlife.
Innanzitutto, la concezione artistica della talentuosa cantautrice di Portland, sempre aperta a una pluralità di collaboratori, in “Strangers” dimostra di essersi assestata in uno stabile quartetto che non solo applica soluzioni sonore diverse alle canzoni della Logan ma ne condivide la stessa elaborazione, in termini tanto narrativi quanto stilistici. Inoltre, pur in così breve lasso di tempo, Emily Logan sembra aver acquisito significativa sicurezza nella scrittura e nelle interpretazioni, tanto da modellare la sua voce vellutata secondo una varietà di registri nella quale accanto a soffuse sfumature folk compaiono adesso tepori sudisti sotto forma di polverosi accenti country e coinvolgenti vibrazioni soul.

Le otto tracce che ne risultano plasmano così un album nuovamente breve, reso coeso dall’evidente affiatamento tra i musicisti che vi hanno partecipato, al di là dell’avvicendamento nel corso della tracklist di vivaci ballate country-folk e momenti di ritrovato intimismo chamber-folk.
Sono questi ultimi i contesti nei quali la Logan mostra nuovamente di eccellere, in particolare quando il suo cantato morbido ma asciutto riabbraccia atmosfere di intimo understatement (“Meteors”, “For Ages”) ovvero si abbandona a un romanticismo tanto essenziale quanto efficace, veicolato da un semplice arrangiamento d’archi (“Witchcraft”).

La parziale trasformazione di Urban Wildlife è invece palesata fin dalla nervosa apertura del disco, con le ritmiche decise e l’incedere country di “Alchemy” gradualmente sfumato nei tempi e nei toni da un’interpretazione suadente e con lo scatenato handclapping della title track a rilevare sentori soul nelle pieghe di una sentita riflessione sulle relazioni umane.
Vi è, infatti, una profonda carica personale nelle canzoni di “Strangers”, che trova espressione coerente nei più vibranti toni elettrici e nelle cadenze generalmente più serrate rispetto al delicato impressionismo dell’esordio. Benché i nuovi abiti sonori non risultino del tutto congeniali alla soffusa espressività della Logan, è proprio quando il suo universo passato e presente si incontrano in ballate articolate e cangianti (“Salton Sea”, “In The Wake”) che l’artista di Portland dimostra di non voler seguire le orme dell’opaca Cat Power degli ultimi anni, ma aver trovato una propria equilibrata dimensione nella quale la sua spiccata sensibilità si fonde con un piglio deciso, saldamente radicato nelle tradizioni country-soul.

Con la pregevole eccezione dei pochi brani più compassati, la curiosità per stili diversi e l’acquisita confidenza nelle interpretazioni sono scontate con una certa minore immediatezza, tuttavia non tale da disperdere la classe di Emily Logan, che adesso accanto alla sua band si conferma cantante e interprete di classe cristallina, molto distante dall’omologazione.

http://www.urbanwildlifemusic.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 7 febbraio 2014 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , , , .
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