music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

francesco_giannico_erasedFRANCESCO GIANNICO WITH THOLLEM MCDONAS AND AMY DENIO – Erased
(Oak Editions, 2015)

L’interpretazione da parte di Francesco Giannico del tema della memoria, ormai classico per molti sperimentatori contemporanei, è filtrata dall’interesse per il jazz dell’artista pugliese, attraverso il quale trova un esito molto personale e per certi versi sorprendente.
In antitesi agli abituali concept “hauntologici”, in “Erased” Giannico riecheggia fin dal titolo l’idea del ricordo che svanisce, nella stessa misura in cui l’essenza delle composizioni originali manipolate nei quattro brani del lavoro svanisce sì, ma soltanto per trasformarsi in qualcosa di altro, sotto la cui forma perpetuare invece la propria esistenza.

Per la realizzazione di “Erased” sono state infatti impiegate delle registrazioni uniche e originali di pièce pianistiche dell’eclettico musicista californiano Thollem McDonas e di parti di sax, vocalizzi e suoni concreti della polistrumentista e compositrice Amy Denio. Il lavoro si articola in quattro brani, tre dei quali brevi e una lunga traccia di oltre venti minuti, accomunati dall’incessante trasformazione alla quale il loro materiale di base è stato sottoposto, pur nel rispetto della sua essenza.

Tale bilanciamento tra strutture originarie e interventi manipolativi è rispecchiato da quello tra materialità e astrattezza riscontrabile nella mezz’ora di suono contenuta in “Erased”: la materia è incarnata fin dai titoli dei primi due brani, “Lavic Thoughts” e “Paraffina”, il cui suono rispettivamente si espande a sommergere l’iniziale obliqua austerità pianistica e svapora in sospensioni popolate da risonanze ipnotiche.
Le screziature elettroniche da soundscaping di “Som”, interpolate a flebili armonie acustiche, deviano invece verso un’astrazione pure saldamente ancorata a una dimensione concreta, che lungo gli oltre venti minuti di “Tomando el Cerrado” instaura un vero e proprio dialogo tra marcate derive free e un bouquet di loop e risonanze ipnotiche.

Eppure, proprio gli ultimi due minuti del lavoro, con la loro vorticosa ebrezza di fiati, pianoforte free e schegge di rumore, suggellano l’essenza ben poco speculativa ma anzi molto istintiva dell’operazione applicata da Giannico, a esito della quale può ben dirsi che il suono, come la memoria, non può mai integralmente svanire ma è tanto duttile da prestarsi a infinite trasformazioni.

http://www.francescogiannico.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 21 novembre 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , .
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