music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

taylor_deupree_marcus_fischer_twineTAYLOR DEUPREE & MARCUS FISCHER – Twine
(12k, 2015)

L’infinita teoria di contaminazioni stilistiche coincidente con le innumerevoli collaborazioni di Taylor Deupree conosce anche repliche e ritorni: “Twine” rappresenta infatti la testimonianza del secondo incontro del sound artist newyorkese con Marcus Fischer (Unrecognizable Now), con il quale condivide l’approccio un multidisciplinare già sostanziatosi nelle morbide coltri elettro-acustiche di “In A Place Of Such Graceful Shapes” (2011).

Questa volta il “padrone di casa” è stato l’artista di Portland, nel cui studio Deupree ha – letteralmente – incrociato i propri nastri, gli effetti elettronici e le fragili armonie reali che hanno dato luogo ai sette brani del lavoro. “Twine”, il cui stesso titolo costituisce un riferimento al carattere duale dell’operazione, appare strutturato appunto come un dialogo tra i due artisti, che da un lato pongono in atto un gioco di continui rimandi reciproci e dall’altro sviluppano un percorso sonoro che trae le mosse da una miriade di irregolarità, screziature (l’iniziale “Draw”) e modulazioni tremule (la successiva “Bell”), in un’ideale declinazione al tempo del minimalismo elettro-acustico del glitch del primo arco della carriera di Deupree. Detriti puntiformi e pulsazioni particellari come segnali Morse percorrono poi le sparse note pianistiche di Fischer (“Buoy”, “Telegraph”), in un rincorrersi di iterazioni in loop ed esili variazioni costellate da placide risonanze e micro-suoni naturali (“Kern”).

L’essenza vitale delle miniature di Fischer e Deupree cambia impercettibilmente forma lungo i quaranta minuti di “Twine”, senza cesure o sostanziali modifiche di registro, come in una coerente galleria d’arte lungo il cui percorso i due musicisti, pur entrambi impegnati nelle arti visuali, espongono non immagini ma sculture sonore che, dalle irregolarità iniziali, vengono via via smussate fino ad assumere il formato puro di oscillazioni di frequenze ondulate (“Sailmaker”) infine rifinite da fragili frammenti armonici (“Wake”).

Al culmine di tale itinerario d’ascolto si coglie dunque con evidenza la combinazione tra estemporaneità e creazione intellettuale, tra particelle analogiche e minute stille acustiche che, insieme, formano un universo sonoro delicato, riflessivo ed estremamente dinamico.

http://www.taylordeupree.com/
http://mapmap.ch/

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Questa voce è stata pubblicata il 25 novembre 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , .
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