music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

good_shepherd_her_darke_aspectsGOOD SHEPHERD – Her Darke Aspects
(Rusted Rail, 2015)

Come se già le registrazioni casalinghe e l’understatement caratteriale ed espressivo dell’ottimo Ep di debutto “Ah….Good The Sea” (2012), tre anni di silenzio hanno reso se possibile ancor più scarno e umbratile il lessico di Duncan Poyser, alias Good Shepherd.
Ne è prova il nuovo Ep del misterioso artista inglese, che fin dal titolo rimarca il carattere tenebroso dei sei brani in esso contenuti, animati da visionari retaggi folk e ricompresi in un microcosmo di understatement definito dalla compresenza di cadenze narcolettiche e interpretazioni in prevalenza sommesse. Sono questi gli elementi condensati nei poco più di venti minuti di “Her Darke Aspects”, che dell’arte lentamente distillata da Poyser offrono uno spaccato estremamente ricco, a dispetto del contesto e dei mezzi rudimentali con i quali è stata creata.

Se infatti la vocalità compassata dell’artista inglese, unita alle sospensioni temporali tra le note acustiche, palesa un’istintiva affinità con le alcune delle più dimesse ballate di Nathan Amundson, senza con ciò privare di definizione strutturale le canzoni di Poyser (“Good Today”, “One”), l’Ep mette in mostra anche profili più ispidi della sua fisionomia artistica, che affiorano nelle strimpellate decise di “There Is A Mountain” e nel ronzio elettrico distorto che soverchia le trasognate armonie acustiche della conclusiva “End Of All”.

I richiami a un folk ancestrale si colgono più o meno sottotraccia in tutti i brani, affiorando in maniera particolarmente evidente lungo i sette minuti di “Sing Again”, una sfumata litania acustica prima disturbata da detriti lo fi e poi trasformata in lieve folk-song ingentilita da una seconda voce femminile.

Come già il precedente Ep di debutto, “Her Darke Aspects” attesta e anzi amplifica le qualità di Duncan Poyser nel combinare spontaneità di scrittura e soluzioni tanto essenziali quanto ricche di suggestioni che spaziano da un folk arcano all’intimismo slow-core, completate da un gusto per la definizione moderatamente sperimentale di un ambiente sonoro domestico e come tale irregolare, eppure nuovamente sufficiente alla creazione di piccoli gioielli di solitaria penombra rurale.

http://rustedrail.com/goodshepherd

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