music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

rivulets_i_remember_everythingRIVULETS – I Remember Everything
(Self Released, 2014)

Da qualche tempo. Nathan Amundson non è più (o almeno non solo) il timido cantore di lentezze in penombra della prima parte del suo percorso artistico. Alle vibrazioni atmosferiche dello splendido “You Are My Home” (2006) si era già sostituita la più nervosa tensione di “We’re Fucked” (2011), parzialmente confermata anche dalle dieci tracce raccolte in “I Remember Everything”, quinto lavoro sulla lunga distanza del songwriter di Duluth, per ora pubblicato soltanto in formato autoprodotto su vinile e digitale.

Non che Amundson abbia subito una vera e propria mutazione genetica nella sua espressione, che permane invece sempre soffusa nei toni e cadenzata nei tempi, come sospesa in un’inestricabile penombra emotiva. È la linea di continuità perseguita dall’artista che, semplicemente, da qualche tempo ha deciso di dare maggiore consistenza al suono delle proprie canzoni, deputato a far da base ai frutti delle sue perduranti introspezioni in musica. All’approccio timido e vellutato corrisponde dunque adesso un suono prominente, tale però da rispecchiare organicamente tempi e pennellate che ormai da anni fungono da firma riconoscibile dell’artista.

Anzi, proprio rispetto al precedente “We’re Fucked”, la preponderante grana elettrica del lavoro non si manifesta in spasmi bruschi, tali da spezzare la costruzione incrementale dei brani, bensì in prevalenza in graduali progressioni di un climax emotivo comunque sempre provvisto di toni delicati. Prove emblematiche ne sono brani come “Into The Night” e “Your Own Place To Ruin”, tipiche canzoni di Amundson, non meno ariose ed eteree solo perché innervate da ritmiche definite (ancora Francesco Candura dei Jennifer Gentle al basso e Nathan Vollmar alla batteria) e arpeggi riverberati in vortici sempre più densi, e il commosso ricordo di Jason Molina di “Ride On, Molina”, sette minuti di elegia blues dedicata alla memoria dell’indimenticabile cantautore di Lorain.

Mentre in qualche episodio si coglie una certa transizione di Amundson verso un formato cantautorale più classico (“My Favorite Drug Is Sleep”, “I Was Once A Handsome Man”), in “I Remember Everything” non mancano bozzetti delle pennellate armoniche sottovoce e delle soffuse atmosfere che hanno costituito, negli anni, i tratti salienti dell’esperienza artistica di Rivulets: brani come “Is That All You’ve Got”, la conclusiva “Wrong All The Time” e il cammeo di settanta secondi “Carry You” sono istantanee sospese nell’intimo raccoglimento di note stillate e dosate armonizzazioni.

È l’essenza di Rivulets, che col tempo si arricchisce di sfumature nuove (o antiche), trasformandosi in una multiforme materia folk, filtrata attraverso sensibilità slow-core e parimenti capace di appassionare, ricorrendo tanto a residue evanescenze quanto alla tangibilità dei dialoghi tra percussioni e chitarre elettriche.

http://www.rivulets.net/

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  1. Pingback: new RIVULETS interviews and reviews | JellyFant Records

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