music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

cold_cold_heart_how_the_other_half_live_and_dieCOLD, COLD HEART – How The Other Half Live And Die
(Fluttery, 2016)

Quante volte ci si è interrogati sulle vie d’uscita possibili dal post-rock e dello sviluppo delle sue formule, tanto trascinanti quanto spesso asfittiche? Ebbene, il debutto del terzetto londinese Cold, Cold Heart può rappresentare una risposta credibile alla questione, non solo e non tanto per la perizia realizzativa o per gli elementi che popolano le sette tracce di “How The Other Half Live And Die”, quanto per il toccante ventaglio di sensazioni delle quali sono intrise e che dalle stesse promana.
Nella considerazione, condivisa tra gli altri da Simon Raymonde, che ha incoraggiato la band ben prima del debutto ufficiale, incide in maniera solo marginale la conoscenza del substrato romantico che connota gran parte dei brani del lavoro, ispirati da sentimenti o ricordi dei componenti della band, o del fatto che uno di essi sia affetto da una forma di sclerosi multipla.

A dispetto del nome prescelto, la musica dei Cold, Cold Heart trabocca di per sé di un ventaglio di sensazioni, definito non – secondo il lessico tradizionale del post-rock – da crescendo impetuosi o incalzanti propulsioni ritmiche, bensì dal riflessivo dosaggio di elementi cameristici e di una tensione elettrica contenuta e latente per quasi l’intera durata del disco. Anche quest’ultima, ammontante in totale a meno di trentacinque minuti, si pone in controtendenza rispetto alle lunghe cavalcate tanto ricorrenti in ambito post-rock. Ma del resto il terreno espressivo entro il quale si muovono i Cold, Cold Heart è ben più ampio, tanto da spaziare da cadenze slow-core a iterazioni ambientali di archi e ricami pianistici, ferme restando le sole compassate filigrane armoniche proprie, ad esempio, degli Explosions In The Sky più rarefatti.

Da lì trae le mosse il terzetto londinese per sviluppare cammei di lente risonanze e arpeggi delicati (“Hannah”), innestati su sospensioni romantiche che in una sola occasione (“Wolf Eyes, You’re Staring” e, in maniera più sfumata in “Megan”) preludono a un’impennata finale ruvida, comunque molto breve e non decisiva nell’economia del brano. Anche quando declinata sotto forma di correnti di impalpabile elettricità statica ricamata dal pianoforte (“An Elegy (For Martha)” e “Mountain”), la latente tensione emotiva si dimostra essere non la finalità ultima ma solo un dettaglio della complessa tavolozza sonora dei Cold, Cold Heart, che invece si manifesta in tutta la sua purezze nelle pièce più propriamente cameristico-ambientali (“Stand/Still”, “Anna”).

Raramente, nel recente passato, un disco a grandi linee riconducibile al post-rock è stato così lieve e al tempo stesso denso di suggestioni come “How The Other Half Live And Die”; merito senz’altro dell’articolata matrice d’ispirazione del terzetto londinese, appunto non circoscritta a quell’ambito, al quale comunque affida la speranza, anzi la realtà presente di un emozionante itinerario di sviluppo possibile.

https://www.facebook.com/coldcoldheartband/

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Questa voce è stata pubblicata il 17 marzo 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , .
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