music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

california_snow_story_some_other_placesCALIFORNIA SNOW STORY – Some Other Places
(Shelflife, 2016)*

A ennesima conferma di come il “sacro fuoco” del pop non si estingua, ma anzi impieghi l’elemento tempo per affinarsi e tornare a manifestarsi, ecco il ritorno da un lungo silenzio discografico di un piccolo culto per appassionati, che affonda le proprie radici nella vivace scena indie-pop di Glasgow a cavallo del Duemila.

I California Snow Story nascono infatti nel 2001, per iniziativa di David Skirving, chitarrista già membro fondatore dei ben più noti Camera Obscura, con una line-up internazionale formata dalla cantante spagnola Sandra Belda Martínez e dalla tastierista giapponese Madoka Fukushima. Quasi un decennio dopo “Close To The Ocean”, ecco dunque Skirving riprendere le fila di quel percorso artistico rapidamente interrotto. E, come per ogni esperienza pop che si rispetti, anche per i suoi California Snow Story sembra che il tempo si sia fermato: le dieci nuove canzoni, dalla canonica durata media di tre minuti esatti, comprese in “Some Other Places” perpetuano infatti la vocazione internazionale della band, ampliata al batterista norvegese Kristoffer Solvang, e soprattutto l’endemica, agrodolce malinconia di melodie scritte e realizzate in punta di dita, frutto di una consapevolezza estetica che fiorisce in pennellate dalla delicatezza impressionistica.

È un pop gentile, cantato spesso quasi sottovoce, quello confezionato in “Some Other Places”, ben distante da ogni esuberanza giovanile e ovviamente da ogni moda indipendente passeggera; è, piuttosto, un pop che rispecchia la personalità schiva di Skirving, la nostalgia inevitabilmente connessa ai luoghi di partenza (“Her Ocean Airport”, “Railway Station”), a ricordi incastonati nella luce sfumata della distanza (“Our New Line”, “The Solitary Age”), eppure ancora del tutto capace di coniugare languori jangly e armonie scorrevoli. Nell’ovattato mondo sonoro di California Snow Story, accanto a un paio di episodi leggermente più uptempo, compaiono con decisione sempre maggiore (dis)incantati passaggi in minore, amplificati dalle interpretazioni ovattate della Martínez e dello stesso Skirving, alle quali si aggiungono nell’occasione anche Melanie Whittle (The Hermit Crabs) e Lupe Núñez-Fernández (Pipas, Amor de Dias), il cui vellutato cammeo sui disimpegnati arpeggi acustici di “Outliers” è semplicemente delizioso.

Tra le atmosfere sfumate del lavoro, affiorano via via raffinati sentori retrò, suggeriti fin dalla copertina, che del pop sixties colgono gli aspetti più misurati e chiaroscurali, rimandando altresì all’essenza primigenia della primavera indie-pop scozzese di una ventina d’anni fa, della quale i primi Belle & Sebastian restano alfieri inarrivati. Ma non per questo in “Some Other Places” si percepisce soltanto nostalgia, anzi la freschezza delle sue canzoni è proprio la dimostrazione di come lo spirito pop non conosca età e, dopo essere rimasto quiescente per anni, torni a regalare istantanee di grazia spontanea e incontaminata delicatezza.

*disco della settimana dal 30 maggio al 5 giugno 2016


https://www.facebook.com/californiasnowstory/

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Questa voce è stata pubblicata il 30 maggio 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , .
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