music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

mj_guider_precious_systemsMJ GUIDER – Precious Systems
(Kranky, 2016)*

Dalle cassette a tiratura limitata – rinnovata cifra estetica delle sperimentazioni casalinghe – all’uscita ufficiale per una delle etichette indipendenti statunitensi più prestigiose e attente agli impulsi artistici sotterranei, il passo è meno lungo di quanto si potrebbe immaginare per Melissa Guion, alias MJ Guider.
Il suo progetto personale, comparso per la prima volta due anni fa sotto forma dell’Ep su nastro analogico “Green Plastic”, accede nell’album “Precious Systems” anche a una diversa dimensione realizzativa, pronta a presentarsi anche dal vivo sotto forma di terzetto. Di tale ampliamento giova lo spettro espressivo dell’artista di New Orleans, che proprio dall’osservazione del tessuto urbano della sua città ha tratto spunto per la composizione dei nove brani compresi nel lavoro.

Proprio in ragione della fonte di ispirazione ad essi sottesa, “Precious Systems” si presenta come la risultante di una sinestesia di contrasti, che rispecchiano quelli tra ambiente naturale e interventi umani, sotto forma di insediamenti industriali e commerciali che costellano le zone periferiche della città. Tradotti in suono, quei contrasti sono incarnati da un microcosmo di battiti e stratificazioni, prodotto in entrambi i casi da fonti sintetiche quali drum machine e, soprattutto, tastiere analogiche.

La voce della Guion, al tempo stesso eterea e ieratica, completa in gran parte dei brani le visioni distopiche prodotte da una sorta di rapido volo d’angelo su ambienti incontaminati e abbandonati, selvaggi o soggetti ad antropizzazione post-moderna. Le allucinate suggestioni cosmiche della Guion diventano così soffici masse di vapore purpureo, sospinte da refoli armonici e cadenzati da pulsazioni ipnotiche, via via ricombinate nelle sferzate ritmiche claustrofobiche di “Triple Black”, nelle derive sci-fi di “White Alsatian” o nelle angeliche decompressioni di “Surfacing First” e “Second Surface”.

Mentre il monolite di oltre dieci minuti “Evencycle” dà libero sfogo agli aspetti più acidi della personalità artistica di MJ Guider, sono invece brani quali l’apertura “Lit Negative”, “Their Voices Clear Now” e il finale “Fiction Control” a dischiudere all’artista di New Orleans orizzonti sconfinati di bagliori e riverberi sognanti che gettano un ponte tra algidi sogni (retro-)futuristi e soffici carezze dreamy. Un viaggio prezioso in una dimensione al tempo stesso reale e aliena, indossando lenti coloratissime e deformanti.

*disco della settimana dal 18 al 24 luglio 2016

https://mjguider.bandcamp.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 18 luglio 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , , .
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