music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

david_ahlen_hidden_lightDAVID ÅHLÉN – Hidden Light
(Volkoren, 2016)

Parlare di misticismo e di evocazioni spirituali a proposito della musica di David Åhlén non è una valutazione estetica estranea alle sue canzoni, delle quali invece tali elementi sono parti portanti, che definiscono il profilo personale prima ancora che espressivo dell’artista svedese.
Non è infatti una novità per chi ne ha seguito i primi passi (“We Sprout In Thy Soil”, 2009, e “Selah”, 2013, ma recentemente ristampato) che Åhlén non sia un musicista come tanti, se non altro per il fatto di far parte di una comunità monastica avente sede sull’isola baltica di Gotland. Proprio lì hanno cominciato a prendere forma i brani che formano il suo terzo album ”Hidden Light”, in seguito registrate in studio a Stoccolma e Oslo insieme a un discreto numero di musicisti dalla sensibilità affine.

Questo dato in particolare – ma non da solo – caratterizza fortemente le otto brevi canzoni raccolte nel lavoro, la cui più significativa differenza rispetto alla precedente produzione dell’artista svedese è il sostanziale abbandono della dimensione di intimismo folk, veicolata dal suo picking acustico, in favore di un pur minimale afflato cameristico, che abbraccia tradizione, lirismo e raccoglimento spirituale.

Nei poco più di venticinque minuti di “Hidden Light” si succedono infatti raffinate riletture di brani tradizionali (“In Peace” e “Heal Me My Love”), umbratili ballate pianistiche (“Morning Without Clouds”) e serafiche evocazioni sospese su un’immateriale ambience acustica (“Morning Prayer”), che con naturalezza si evolvono verso strutture di canzone più definite, incorniciate dalla pregevole misura di arrangiamenti di archi e fiati, come in particolare la title track e “Majesty”, quest’ultima impreziosita da un duetto dai contorni lirici con Sofia Jernberg della Fire! Orchestra.
Non si tratta dell’unico intreccio delle rapite interpretazioni di Åhlén con la voce di altri artisti che partecipano al lavoro, visto che “Heal Me My Love” rinnova il binomio, già presente nel precedente lavoro, con Nicolai Dunger, già tra i precursori della nuova primavera cantautorale svedese.

Da quel contesto – così come da ogni idea di “scena” – Åhlén mostra in “Hidden Light” di affrancarsi in tutto e per tutto, non solo perché il suo stile appare a tratti più vicino alla vellutata eleganza del David Sylvian cantautorale che non alle sue origini drake-iane, ma soprattutto perché per l’artista svedese solitudine e osservazione della propria spiritualità non sono fattori esterni, da ricercare o costruire, bensì fanno parte integrante della realtà che quotidianamente vive, fuori dal comune proprio come le sue canzoni.

http://davidahlen.se/

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Questa voce è stata pubblicata il 23 settembre 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , .
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