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suggestioni musicali a cura di raffaello russo

giulio_aldinucci_gocciaGIULIO ALDINUCCI – Goccia
(Home Normal, 2016)

Nel suo percorso di composizione delle apparenti distanze tra soundscaping e ambience elettronicamente prodotta, Giulio Aldinucci segna una nuova tappa orientata su quest’ultimo crinale, ma che al contempo non cessa di dischiudere nuovi orizzonti alla sua già amplissima tavolozza sonora.
“Goccia” si colloca infatti in una linea di sostanziale continuità evolutiva con lavori quali “Aer” e “Spazio Sacro”, non a caso risalendo a un periodo di elaborazione ad essi prossimo, come dimostra il fatto che i suoi master fossero già in circolazione a fine 2014, salvo poi vedere la loro uscita ufficiale rinviata anche a causa della conclusione del periodo giapponese dell’etichetta Home Normal e del suo curatore Ian Hawgood.

Il tempo, del resto, è fattore del tutto relativo per un artista come Aldinucci, le cui creazioni sono alternamente atte a cristallizzare istanti attraverso frammenti sonori concreti o a espanderlo attraverso stratificazioni di frequenze e iterazioni armoniche. Benché nelle sue pieghe non manchino elementi raccolti “sul campo”, quella che forma “Goccia” è principalmente materia viva, plasmata a partire da loop sintetici e drone dalla natura più disparata e, come da titolo, stillata con precisione miniaturale lungo sei brani che costruiscono altrettanti mondi sonori.

Le austere cattedrali di suono dell’iniziale “The Rule Of Forgetting” lasciano così spazio ai tremuli riflessi di “Immobile, blu”, le scie sintetiche di “Rondine” preludono al ventaglio di risonanze e pulsazioni di “Apart” (quasi l’interpretazione di Aldinucci di un notturno dub “panamericano”), mentre un microcosmo di saturazioni e schegge ambientali pervade le visioni fantastiche di “Los ojos de” e quelle, ben più tangibili, della conclusiva “Candles (Tuscany, Spring)”, un ritorno al dettaglio del paesaggio familiare che è al contempo apertura a un altrove universale.

È proprio quest’ultimo l’approdo finale di “Goccia”, il lavoro dall’impatto più maestoso finora realizzato dall’artista toscano, ma anche quello più denso di dettagli armonici e texture sintetiche mai così dense di coinvolgimento e spunti cinematici.

http://www.giulioaldinucci.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 30 settembre 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , .
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